Prince, un nuovo astro brilla nel cielo

Prince, un nuovo astro brilla nel cielo

Prince

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PRINCE MUORE ALL’IMPROVVISO A 57 ANNI

David Bowie ha riconosciuto, con l’onestà intellettuale dei grandi, che Prince, nella sua ecletticità, era l’artista a lui più simile: Prince Rogers Nelson, per tutti Prince, è morto all’improvviso il 21 aprile. Nato a Minneapolis il 7 giugno 1958, se ne va a soli 57 anni. In suo onore tanti tribute, da quello alla First Avenue, il club della sua città dove è stato girato in gran parte il film Purple Rain, Oscar alla migliore colonna sonora originale (con canzoni) nell’85, a quello di Harlem, New York, all’Apollo Theater, tempio della musica nera che ha lanciato star del calibro di Ella Fitzgerald, James Brown, Gladys Knight, Michael Jackson, Sarah Vaughan, con la scritta all’ingresso “In honour of the beautiful one” (omaggio a The Beautiful Ones). La Nasa ha twittato una foto di una “nebulosa viola, in onore di Prince” (Purple Rain). 

Come Bowie, che se ne è andato lo scorso gennaio, Prince ha ricevuto l’abbraccio dei fan di tutto il mondo: entrambi hanno scritto una musica che ha cambiato quella a venire. Prince è stato l’autentico innovatore della musica degli anni Ottanta. Nella sua canzone Uptown sogna un mondo diverso nel quale ognuno può scegliere chi o cosa essere. Suonava ben ventisette strumenti anche se amava sopra ogni cosa la chitarra elettrica, e il suo virtuosismo era tale da farlo paragonare a Hendrix. Componeva con facilità e talento e nel suo primo album del ‘78, For you, per il quale aveva scritto tutti i brani, (tranne Soft and wet), suona tutti gli strumenti. Caparbio, ribelle, provocatorio, scostante, bizzarro, prodotto dalla mitica Warner, non si piega alle logiche di mercato, ai diktat delle label, alle interviste di certa stampa che vorrebbero cucirgli addosso un abito che non è il suo. Il suo glamour è venato d’ironia, i suoi video sono innovativi, giocano sulla trasgressione, la sensualità, le parole usate derivano da gerghi, pubblicità, dalla scrittura metropolitana, giocano sui doppi significati che l’inglese consente – sono liberatorie e trasgressive. Il suo canto è strepitoso: di petto, cavernoso, in falsetto, nobilissimo, volutamente femminile, ironico. Del suo “Love Sexy Tour”, dell’ ‘88, Sylvano Bussotti ha scritto: “nel suo genere non è meno bravo di Abbado e Pollini”. È stato definito il Genio di Minneapolis, e di sicuro la sua mente musicale lo era. Sperimentatore musicalmente onnivoro sapeva mettere insieme soul, rock, pop, funk, r&b, psichedelia; è compositore, musicista, vocalist, arrangiatore, produttore, erede di Little Richard, Jimi Hendrix, James Brown, anticipatore dei musicisti r&b a venire.

I suoi gruppi diventano leggendari, come i Revolution, con tante musiciste brave e bellissime a fare da scenario alle sue scatenate performances: Wendy & Lisa, Sheila E, Apollonia, Jill Jones. I suoi brani celeberrimi, da Purple Rain che possiede venature jazz a Kiss, a Sign o’ the times, mescolano generi e stili. Influenzato da Sly Stone e Jimi Hendrix, dai Beatles e Duke Ellington, ha creato un nuovo sound nella musica afroamericana. Il 15 marzo 2004 Prince entra nella Rock and Roll Hall of Fame. Alicia Keys dice di lui: “Ci sono molti re. Re Enrico VIII, Re Salomone, Re Tut, Re James, King Kong e i three kings. Ma c’è solo un solo ‘Prince’“.

Bravo anche nel cinema, lascia un film intenso, diverso, Purple Rain, quasi un mega videoclip, Under the Cherry Moon e il successivo Graffiti bridge, un flop al botteghino, per alcuni esempio della sua sfrenata megalomania – comunque originali, nati come costole della sua musica. Bellissimi i suoi video, specie quelli da lui curati, immediati e sexy come le sue canzoni, così come quelli ideati con Spike Lee e con Jean Baptiste Mondino. Paragonato a Madonna e a Michael Jackson per i suoi concerti tecnologici e multimediali, ha creato mega show stratosferici, coinvolgenti e glam. Purple rainAround the world in a dayParadeSign o’ the timesLovesexy, Sign o’ the Times, BatmanGraffiti bridgeControversy, Diamonds and pearls rimangono fenomeni della discografia, prima che il “folletto” decida di pubblicare album senza titolo, di trasformarsi in Tafkap (The Artist Formerly Known As Prince), autoironico, di continuare a produrre dischi. L’ultimo album del 2015, HitnRun Phase Two, è ancora un buon lavoro nel suo stile. Ricordiamolo per la sua esplosione di gioia elettrica, di sensualità e ambiguità sessuale come risposta al perbenismo ipocrita e sessista, per la sua indiscutibile bravura di musicista, per il suo messaggio affidato al titolo di una canzone: Life can be so nice. Prince ha volute lasciare il segno, musicale, regalare ai fan qualcosa che non avessero mai visto ad ogni concerto-evento. I suo talento ha definito un’era di pop raffinatissimo, appassionato, ironico artista capace di gridare al pubblico in estasi dopo aver ascoltato Purple Rain: “se prendere seriamente questa roba, allora siete più pazzi di me!”. Qualcuno diceva, in fondo è solo rock’n’roll, ma provateci voi…

 

I want to live life

the ultimate high

Maybe I’ll die young

Like heroes die

Maybe I’ll kiss u

Some wild special way

If nobody kills me

Or thrills me soon

I’ll die in your arms

Under the cherry moon

 

(Voglio vivere la vita

Fino all’estremo possibile

Forse morirò giovane

Come muoiono gli eroi

Forse ti bacerò

In modo travolgente

Se nessuno mi uccide

O mi dà presto un brivido

Morirò tra le tue braccia

Sotto la luna color ciliegio)

 

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