Profetico Fahrenheit 451

Profetico Fahrenheit 451

In un futuro non troppo remoto, il potere mantiene tutti in una condizione di totale omologazione delle menti e delle coscienze: i libri e qualsiasi forma di parola scritta sono fuorilegge, poiché sono diffusori di conoscenza, sviluppano spirito critico e possono suscitare “emozioni”.

In Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, una particolare squadra di vigili del fuoco ha la missione di distruggere i libri con il fuoco (il titolo è riferito alla temperatura di combustione della carta in scala Fahrenheit). Ma lontano dalle città, in clandestinità, un gruppo di ribelli, gli “uomini-libro”, sfugge alle costrizioni imposte dal governo, imparando a memoria i libri per serbarne intatto il ricordo nel tempo. Il vigile del fuoco Montag e sua moglie Linda sono una coppia perfettamente omologata allo stile di vita dominante, ma Montag conosce Clarissa e, grazie a lei, scopre il piacere della lettura ed acquista consapevolezza della propria individualità e del valore della cultura e del pensiero, tramandati nei secoli grazie alla parola scritta; alla fine, Montag si ribella, lascia la città e si unisce con Clarissa alla comunità degli “uomini-libro”, scegliendo la libertà.

Questa, in sintesi, la trama del film che François Truffaut girò nel 1966, portando fedelmente sul grande schermo l’omonimo romanzo di Ray Bradbury, un lucido apologo sui rischi del progresso tecnologico fine a se stesso, che può uccidere il libero pensiero: un’opera che si inserisce a pieno titolo nella migliore tradizione di fantascienza sociologica, che ha i suoi padri in Aldous Huxley e George Orwell.

Fahrenheit 451, primo film a colori girato da Truffaut, è apparentemente atipico nella sua filmografia, ma presenta, invece, una delle costanti del suo cinema: la scrittura, intesa come necessità per i protagonisti del film di lasciare una “traccia” della propria vita. Ricordiamo, infatti, tra i vari film del grande regista francese: Il Ragazzo selvaggio (1969), dove la trama si sviluppa attraverso gli scritti del dottor Itard; Le due inglesi (1971), in cui Claude supera una crisi pubblicando un romanzo autobiografico; L’uomo che amava le donne (1977), dove Bertrand racconta le sue conquiste in un’autobiografia; in Fahrenheit 451 sono gli “uomini-libro”, con la loro straordinaria memoria, il supporto vivente che mantiene intatte nel tempo le “tracce” scritte da altri nel passato.

Fahrenheit 451 ci mostra, con la splendida fotografia di Nicolas Roeg, una fredda visione di una società del futuro, dominata da cemento e acciaio e dove non sono presenti edifici o tracce evidenti del passato, forse perché l’architettura, come scrisse Victor Hugo, “…è il gran libro dell’umanità, l’espressione principale dell’uomo ai suoi diversi stadi di sviluppo…”, comportando, quindi, gli stessi rischi di risveglio delle coscienze della lettura.

Il mondo di Fahrenheit 451 è caratterizzato da una tecnologia avanzata e da un’estetica non molto diversa da quella attuale o, almeno, da quella degli anni ’60, il che rende la visione del film particolarmente angosciante.

Il manifesto del film del 1966

L’elemento tecnologico principale è la televisione, presente in tutte le abitazioni, che dà l’illusione agli spettatori di interagire con essa ma, in realtà, ne condiziona totalmente i comportamenti: Fahrenheit 451 è, probabilmente, il primo film che ha messo in risalto gli aspetti potenzialmente deleteri del medium televisivo, portando all’attenzione del grande pubblico tematiche che, fino a quel momento, erano appannaggio solo di intellettuali e sociologi.

Ottimi interpreti del film sono stati: Oskar Werner, attore austriaco che probabilmente, avrebbe meritato una carriera più fortunata, nei panni di Montag, e Julie Christie, iconica protagonista del Free Cinema inglese e poi star del cinema internazionale, nella duplice veste di Linda/Clarissa, i due “opposti” femminili presenti nella vita di Montag.

Insomma, dopo oltre cinquant’anni, Fahrenheit 451, è ancora un classico, che mette in guardia dai rischi dell’omologazione del pensiero, obbligando a più di una riflessione sui condizionamenti della tecnologia e dei media.

                                                                                                                                                                              

Alberto Tuzzi

Share