Pur di apparire belle

Pur di apparire belle

Emma Dante affronta Giambattista Basile e mette in scena La scorticata, liberamente tratto dal Pentamerone. Lo spettacolo sarà in scena dal 29 gennaio al 3 febbraio 2019 al Teatro Bellini di Napoli, interpretato da Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola, cui sono affidati i ruoli femminili come nella tradizione del teatro settecentesco, drammatizzano la fiaba incarnando le due vecchie e il re. “Basteranno due seggiulelle per fare il vascio, – spiega la regista – una porta per fare entra ed esci dalla catapecchia e un castello in miniatura per evocare il sogno. Prendendo spunto dalle fiabe popolari, Giambattista Basile crea un mondo affascinante e sofisticato partendo  dal basso. Il dialetto napoletano dei suoi personaggi, nutrito di espressioni gergali, proverbi e invettive popolari, produce modi e forme espressamente teatrali tra lazzi della commedia dell’arte e dialoghi shakespeariani. Come una partitura metrica, la lingua di Basile cerca la verità senza rinunciare ai ghirigori barocchi della scrittura”.

Una scena

Due anziane sorelle, Rusinella e Carolina, che vivono insieme malsopportandosi e non si rassegnano alla vecchiaia. Capita che un giorno il re, sentendo cantare una delle due e credendo che la voce appartenga a una bella giovane, se ne innamori e cominci a corteggiarla; le due escogitano dunque un piano per non fare scoprire l’equivoco al re: nascoste dietro la porta, porgono solo il dito mignolo allo spasimante, attraverso la serratura. Facendo così, riescono a ottenere un incontro al buio con il sovrano, che però durante la notte d’amore accende un lume, si accorge dell’inganno e getta l’orrida amante dalla finestra. La vecchia sopravvive perché si aggrappa a un ramo, ma una fata, commossa dalla sua vicenda, la tramuta in una giovane fanciulla e alla fine il re la sposa, mentre l’altra sorella pazza d’invidia, si fa scorticare dal barbiere per eliminare la sua pelle grinzosa e farla ricrescere nuova, come se fosse una giovinetta.

Un tema senza tempo, perché, come dice il testo: “Il maledetto vizio delle femmine di apparire belle le riduce a tali eccessi che, per indorare la cornice della fronte, guastano il quadro della faccia”.

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