Quando i social rovinano le carriere

Quando i social rovinano le carriere

Un famoso detto ricorda che “ciò che succede a Las Vegas, resta a Vegas”, ma per i post, i tweet, le storie e tutto quello che viene pubblicato sui social network andrebbe aggiornato: quello che si posta sui social, infatti, ci resta (quasi) per sempre, e raggiunge tutti ovunque, purtroppo. Esattamente ciò che accade nel film “Arthur Rambo” (in sala dal 28 aprile scorso) al giovane Karim, scrittore franco algerino di talento con libro appena stampato e persino offerte di film da girare tratti dalla sua opera, che vede sgretolarsi il successo e la stima di amici, parenti e colleghi nel giro di una notte.

Il castello di carte crolla a causa dei numerosi tweet, postati in passato con lo pseudonimo di Arthur Rambo – che fa il verso idealmente al poeta maledetto del decadentismo d’oltralpe -, dal contenuto omofobo, misogino e xenofobo. Da amato e apprezzato scrittore, fondatore di una web tv che fa luce sulle ombre delle banlieue, Karim si trasforma pertanto nel blogger maledetto, rinnegato e insultato con la stessa carica d’odio sul web che aveva caratterizzato i suoi tweet provocatori. Con questa discesa agli inferi il regista Laurent Cantet, già Palma d’oro a Cannes per “La classe”, torna ad affrontare quei temi sociali a lui cari, e gli basta un’ora e mezza per concentrare tematiche dense e attualissime, nonché lanciare interrogativi allo spettatore.

ARTHUR RAMBO Les Films de Pierre

Al pubblico tocca emettere un giudizio, per quanto possibile e giusto, sul romanziere travolto dallo scandalo, farsi un’opinione e soprattutto riflettere sulle derive comunicative delle nostre società. Non c’è paese europeo che non abbia problemi di immigrazione e seconde generazioni, di rigurgiti reazionari e antisemiti, generati anche dall’irrisolta questione palestinese. Poco importa se l’impegno civile profuso da Karim nella sua fatica letteraria tocchi corde sensibili, attraverso la storia di una madre e di suo figlio approdati in Francia dall’Algeria: persino la madre del protagonista esprime dubbi e perplessità sulla condotta “segreta” del ragazzo, mentre il fratello gli ricorda la necessità di quei tweet come denuncia della condizione degli arabi nelle periferie. Una dialettica tra famiglia, gruppo e singolo individuo, tra provocazione estremista e protesta giusta, destinata a non trovare pace e via d’uscita fino al finale aperto del film, reduce dal Festival di Cinema Francese in Italia Rendez Vous 2022.

 

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