Quei maledetti signori della guerra

Quei maledetti signori della guerra

 

Ha aperto la Stagione di Casa del Contemporaneo, alla Sala Assoli di Napoli, la Ronda degli Ammoniti. Enzo Moscato riporta in scena, dopo l’esordio al Napoli Teatro Festival Italia, un suo testo che prende spunto da una drammatica vicenda di cronaca. Nel suo libro “Anni piccoli” il drammaturgo affronta un aneddoto legato alla scuola elementare “Emanuele Gianturco” di via Girardi, ai Quartieri Spagnoli, scuola che lo stesso Moscato frequentò per tre anni. La “targa” della scuola “Emanuele G.”, campeggia ora al centro della scena. Negli anni ’50 si raccontava la storia della scuola comunale di via Girardi infestata dalle anime di bambini che, nel 1917, si tolsero la vita gettandosi nel cortile per paura di dover morire al fronte. Così nei banchi siedono i fantasmi di ex bambini tenuti in vita dalla morte, soldati oppure adulti mai nati, in una dimensione metafisica – un ritorno impossibile. “Bambini che, di botto – spiega Moscato – diventano adulti e adulti che, alla stessa identica maniera, ridiventano bambini, ritornando così nella loro antica classe elementare. Tra l’una e l’altra condizione, da bambini oppure da adulti, il tratto comune che le lega è la Morte. La Morte degli adulti ex-bambini, causata dalla guerra mondiale in atto e la Morte dei bambini – in quanto tali (perché, per crescere, per essere soldati e, quindi, anche per andare in guerra e là morirvi, bisogna prima farla finita con l’esser bambini!). Dimodoché, poi, morire in guerra, da soldati, non sia la prima bensì la seconda morte, che gli accada di sperimentare. Ma ci sono anche bambini che questa “seconda” Morte se la danno da soli – e liberamente – suicidandosi per il terrore di crescere e crepare senza scopo, da soldati, durante una battaglia”.

Gli Ammoniti erano un’antica setta egizia, devota al dio Ammone, forse dedita al suicidio collettivo. Un’intensa citazione de “La classe morta” di Kantor, una pagina di teatro essenziale, raccontata coralmente dai protagonisti che con le loro storie straziano. Non hanno timore di raccontare la vita e la morte – non appartengono più.

Il maestro Ambrosino, uno straordinario Benedetto Casillo, siede in cattedra e cerca di sovrastare le voci e la confusione dei piccoli allievi esortandoli a ricopiare una pagina del sussidiario. Al centro dello spazio campeggia un banco solo, ricoperto da soldatini di piombo, banco vuoto come la voragine che ha lasciato un’intera generazione sacrificata alla Grande Guerra. In mezzo al racconto corale scorrono le note de “La leggenda del Piave”, “Fiocca, la neve fiocca”, “Passa la ronda”, “Desiderio”: le voci di Milly e di Sergio Bruni sono struggenti emozioni di vita, memorie dolorose e di sogno.

Enzo Moscato, grande presenza scenica, passa idealmente il testimone ai giovani, unica luce e speranza di un futuro migliore. Tutti bravi e affiatati gli attori: Simona Barattolo Salvatore Chiantone, Ciro D’Errico, Giovanni Di Bonito, Tonia Filomena, Amelia Longobardi, Francesco Moscato, Enzo Moscato, Antonio Polito, Michele Principe. Belle le musiche originali di Lino Cannavacciuolo, la selezione musicale di Donamos, le scene di Clelio Alfinito, i costumi di Veronica Grossi, le luci di Paolo Petraroli. I macellai della guerra sono riusciti a strappare al futuro migliaia di giovani ma la memoria, dolente, lucida, di Moscato restituisce dignità alle vite recise, in una città, “N.”, metafora di mondo, che ha in sé gli elementi per rigenerarsi, forte di antica cultura e sapienza che, nel buio e nel vuoto quotidiano, talvolta tornano a riaffacciarsi.

 

Foto di Salvatore Pastore

 

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