“Qui rido io”, il film dedicato a Scarpetta

“Qui rido io”, il film dedicato a Scarpetta

Per chi è nato a Napoli nel quartiere Vomero ed ha un po’ di anni, Qui rido io non è solo il titolo del bellissimo film di Mario Martone (presentato al Festival del cinema di Venezia), ma un luogo della memoria, in particolare una villa, “La Santarella” su cui è scritto il motto, appunto, “qui rido io” su una delle torrette . Infatti con gli incassi della commedia “La Santarella”, Scarpetta costruì la villa in stile Liberty al Vomero allora meta di villeggiatura estiva.

Il film, riuscitissimo e divertente, è un omaggio alla inconsueta famiglia allargata di Eduardo Scarpetta, veramente unica, comprendendo, la moglie, la sorella della moglie e la sua nipote: in pratica tre mogli e tantissimi figli legittimi e non, Eduardo era il ras della famiglia e al contempo capocomico indiscusso della grande compagnia Scarpetta. Tutti avevano gli stessi diritti e doveri verso la famiglia ma soprattutto verso l’azienda familiare “La Compagnia”. Tutti, in qualche modo, contribuivano al successo di un lavoro teatrale.

Il film è un bellissimo affresco di Napoli tra fine Ottocento e i primi anni del Novecento, che riesce a farci entrare in un mondo oramai lontano con i suoi colori, le atmosfere, i rumori il tutto curato in modo meticoloso e appassionato. Le scene , i costumi, i dialoghi, la fotografia, la musica, tutto contribuisce a ricostruire in modo perfetto il mondo di Scarpetta, un po’ pacchiano e ridondante come può essere la casa di un uomo che ha raggiunto velocemente la ricchezza, ma avendo umili origini, vuole sempre di più ostentarla.

Toni Servillo nei panni di Eduardo Scarpetta

Martone è riuscito a dare spazio ad un grande numero di personaggi, creando singoli camei che mettono in risalto le grandi capacità attoriali di tutti, veramente un lavoro magistrale riuscito grazie alla magnifica interpretazione di tanti attori, quasi tutti napoletani, veramente bravi. Si può forse dire che la trama, nel senso di storia, è molto esile, semplicemente parla dei tanti momenti importanti di questa epica famiglia.

Il film inizia con la rappresentazione di “Miseria e Nobiltà” in cui Toni Servillo riprende un po’ la messa in scena del film iconico di Mario Mattoli del 1954 con un indimenticabile Totò in piedi sul tavolo nell’atto di divorare una manciata di spaghetti. Questa scelta ha voluta essere un omaggio a Scarpetta e a Totò, che non poteva mancare in questo film ma alla quale Martone è riuscito a dare una chiave diversa nonostante la scena sia breve, le risate in sala non sono mancate.

Dopo anni di successo incontestato, Eduardo Scarpetta fece una scelta azzardata: voler fare una parodia dell’opera “La figlia di Iorio” dell’allora Vate Gabriele D’Annunzio con una commedia farsesca “Il figlio di Iorio”. Per questa commedia, abbastanza inconsistente e di scarso successo, dovette subire un processo che mise in crisi il suo grande ego per qualche anno. Nella scena del tribunale Scarpetta-Servillo, vero mattatore, con una auto arringa, consigliata da Benedetto Croce, riesce a capovolgere la situazione ed essere assolto, ma gli anni erano trascorsi e la sua notorietà aveva già subito gravi danni. Dopo non molto tempo Scarpetta si ritirò, senza una giustificazione ufficiale, dalle scene lasciando lo scettro a suo figlio Vincenzo.

Ottimi e di grande realismo i dialoghi familiari all’interno della grande casa ricostruita con il gusto pesante e ricco, strapiena di oggetti, con la luce elettrica, un lusso per l’epoca, con tonalità di colore molto caldo che contribuisce a farci entrare perfettamente in quell’ambiente di inizio Novecento .

Accanto al bravissimo e istrionico Servillo-Scarpetta è sempre presente la moglie Rosa De Filippo (Maria Nazionale) in una efficacissima interpretazione, a controllare la famiglia e ricordargli che grazie solo a lei e alla sua relazione con il Re Vittorio Emanuele II, da cui era nato il figlio Domenico, aveva potuto avere il suo teatro.

Da notare l’ottima interpretazione di Gianfelice Imparato nella parte della eterna spalla di Scarpetta, Gennaro Pantaleo, che alla fine cede al rinnovamento di Salvatore di Giacomo che portò in teatro temi sociali e realistici provocando la morte di quello farsesco di Scarpetta. Da citare le validissime interpretazioni della altre due figure femminili Cristiana dell’Anna (Luisa De Filippo madre di Eduardo, Peppino e Titina) e Antonia Truppo (Adelina De Renzis), le tre mamma gatta pronte a graffiare per difendere gli interessi dei rispettivi figli.

Magnifico e bravo testimone di questa dinastia di attori è il giovane Eduardo Scarpetta nella parte di suo nonno Vincenzo.

Nel cast tecnico è da citare Ippolita Di Maio, moglie di Mario, coautrice della sceneggiatura, il direttore della fotografia Renato Berta che è riuscito a gestire in modo magistrale le luci sempre in toni cromatici caldi, efficace e ben curato il montaggio di Jacopo Quadri. Ottima la scelta delle canzoni napoletane, cantate in una chiave antica in modo melodioso, che contribuiscono a completare l’affresco voluto dal regista.

Ottimo film, uno dei migliori di Martone, da vedere. Ma ovviamente al cinema

 

                                                                               Giancarlo Giacci

 

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