Rapsodia sul mondo della malavita

Rapsodia sul mondo della malavita

Giuseppe Patroni Griffi lo compose per Leopoldo Mastelloni che lo portò in scena la prima volta al Teatro Romano di Benevento il 3 settembre del 1983 su regia dello stesso Patroni Griffi. Oggi, Cammurriata. Canti di Malavita, che l’autore definì “una rapsodia su temi della malavita napoletana di sempre, anche se oggi gli aspetti di costume sono mutati (ma non troppo)”, torna in scena su produzione del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale, dal 16 al 26 maggio al Ridotto del Mercadante. Ne è interprete l’attrice Lara Sansone con la regia di Enrico Maria Lamanna. Interpretano “le anime di Peppino”, in voce registrata e in ordine di apparizione, gli attori: Mariano Rigillo, Andrea Renzi, Carlo Di Maio, Cristina Donadio, Gino Curcione, Rosaria De Cicco, Rita Montes, Ingrid Sansone, Francesco Scolaro.

Al centro di Cammurriata c’è un mondo che l’autore racconta attraverso brevi “canti” in endecasillabi, intitolati, nell’ordine: ’O Rre, Benàres, Golgota ’e notte, Tango lento, Dduie, Kamasutra, ’A cantera d’’o Duemila, ’O femmenello ’nnammurato, La bisca clandestina, Piccadilly Circus e ’O spusarizio d’ ’o cammurista gregario.

Enrico Maria Lamanna, regista dello spettacolo, nelle sue note ricorda il suo incontro con il testo e l’autore: «Era il 1991 quando conobbi Peppino Patroni Griffi, Aldo Terlizzi e ovviamente Leopoldo Mastelloni che oltre a essere amico fu anche il mio maestro introducendomi al mondo di Peppino e al suo. E dopo poco diressi Leopoldo Mastelloni in “Le rose rosse no” di Patroni Griffi, con brani originali di Mastelloni e stralci di “Cammurriata” da lui interpretato anni prima diretto dallo stesso Patroni Griffi».

«Avevo 28 anni – continua il regista – e mi colpì il linguaggio, quella lingua napoletana usata come mezzo di fuga, verità e forza vitale. Viscere di una terra che si evolve su se stessa. Occhi misericordiosi rabbiosi che vedono questa città cambiarsi, imbastardirsi. Era il 1984 e già Peppino era avanti, già sapeva… e una sera a cena mi disse “Napoli ha gli occhi pieni di lacrime e perciò ‘sta puttana non vede più”. E poi ci raccontò una storia che aveva in mente, O quatt e maggio. Mi dettò appunti e Leopoldo mi disse di conservarli gelosamente…. Ora mi ritrovo a dirigere proprio Cammurriata con un’attrice, Lara Sansone che diverrà Napoli, perderà la sua sessualità, diverrà una fata, un furetto, un travestito, una madre e sempre in una solitudine e un abbandono, in un vuoto d’amore. Dedico questo spettacolo a Peppino e alle sue serate piene di tanto».

Le scene sono di Martina Mattei; i costumi di Teresa Acone; il disegno luci di Angelo Grieco; le installazioni video di Alessandro Papa.

 

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