Rathbone – Holmes: Il segno del cinema

Rathbone – Holmes: Il segno del cinema

Dopo più di 130 anni dall’esordio letterario del personaggio creato da Arthur Conan Doyle, e innumerevoli trasposizioni cinematografiche e televisive, in Uno studio in rosso (1887) Basil Rathbone rimane, probabilmente, l’attore che meglio ha impersonato sullo schermo Sherlock Holmes, in una ventina di film da lui interpretati dal 1939 al 1945 con al suo fianco, nei panni del fedele dottor Watson, Nigel Bruce.

Attore britannico teatrale, formatosi in ruoli shakespeariani, alto, elegante, Basil Rathbone, affermatosi anche nel cinema già ai tempi del muto, ha interpretato nella sua carriera moltissimi film: qui ne ricordiamo solo due: La leggenda di Robin Hood (1938) e Il segno di Zorro (1940), indimenticabile “cattivo” ed abilissimo spadaccino (rispettivamente nei panni di Sir Guy e del capitano Esteban), in cui ha fronteggiato due leggende di Hollywood come Errol Flynn e Tyrone Power.

Rathbone, con la sua interpretazione di Holmes, ha saputo tradurre a pieno sullo schermo la natura flemmatica e squisitamente intellettuale del celebre detective e, anche se non tutti i film da lui interpretati sono tratti dalle opere di Arthur Conan Doyle (le vicende sono state trasposte negli anni ’30 e ‘40 e negli ultimi film Holmes affronta anche i nazisti, in piena seconda Guerra Mondiale), la sua perfetta aderenza al personaggio ha assicurato alla serie una continuità impensabile altrimenti.

Nigel Bruce, inglese, anche lui di origini teatrali, ha interpretato il dottor Watson con bonarietà, forse a volte un po’ eccessiva, quasi ingenua, contrastando la flemma del grande amico e detective e sdrammatizzando le vicende, spesso dialogando con Holmes con toni, in alcuni momenti, quasi da commedia. Alcuni “puristi” particolarmente rigorosi, infatti, hanno storto spesso il naso, ritenendo l’interpretazione di Bruce un po’ troppo sopra le righe.

I film di Sherlock Holmes interpretati dalla coppia Rathbone – Bruce (tutti rigorosamente in bianco e nero), sono caratterizzati da un’atmosfera di grande cupezza visiva, che per certi versi ha anticipato alcuni aspetti del cinema noiramericano degli anni ’40. E rispecchia fedelmente quella dei romanzi: chiaroscuri accentuati, ombre che si allungano sul mondo, quasi dominandolo ma, alla fine, l’oscurità del male e le tenebre dei crimini (a volte apparentemente insolubili) sono sempre squarciati dalla luce della ragione, con la soluzione del mistero raggiunta grazie all’applicazione, da parte di Holmes, del suo metodo induttivo e delle sue conoscenze scientifiche.

É ristabilito, così, l’“ordine” infranto (almeno temporaneamente) dal crimine: con la scoperta del colpevole e la sua assicurazione alla giustizia, sono ripristinate le regole del vivere civile, violate da criminali più o meno pericolosi o geniali, come il professor Moriarty, il peggior nemico di Holmes.

Basil Bruce

Ma il celebre detective ha affrontato addirittura il “crimine supremo”: la barbarie nazista, che mira al dominio assoluto del mondo libero ed alla dissoluzione di ogni forma di civiltà. Il film è Sherlock Holmes a Washington, 1941, di sapore certamente un po’ propagandistico, con tanto di citazione da parte di Holmes del discorso di Winston Churchill al Congresso USA nel dicembre ’41.

I film della serie di Holmes con Basil Rathbone non sono stati certamente dei capolavori né meritevoli di premi Oscar, ma appartengono a quella categoria di pellicole realizzate con pochi mezzi ma con tanta creatività da onesti artigiani del cinema e interpretati da fior di professionisti: opere sicuramente commerciali che, rispondendo a pieno alle esigenze del grande pubblico, hanno comunque presentato spesso sprazzi di originalità. Da segnalare, in particolare, Roy William Neill, regista della maggior parte della serie. Ricordiamo, infine, che Rathbone e Bruce sono rimasti in seguito un po’ intrappolati nei personaggi da loro interpretati, una “condanna” che spesso ha colpito (e colpisce) tanti attori del cinema e della televisione, rei solo di essere stati troppo convincenti nella loro recitazione.

Alberto Tuzzi

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