Ricordi al ritmo dei rintocchi

La copertina del libro

La copertina del libro

Una biografia, un’autobiografia, un saggio, un lungo racconto. E’ un po’ tutto questo L’uomo che fondeva le campane. Di mio padre, di me e altro, ultima fatica editoriale di Gioconda Marinelli (Pironti editore). Ed ha avuto coraggio l’autrice a scrivere questa toccante epistola diretta al papà Pasquale, erede della famiglia di fonditori, creatori dell’azienda di campane insignita da Pio XI del titolo di Pontificia e che risale all’anno Mille. Coraggio perché si espone e si mostra, perché racconta di sé, della sua vita personale e intima, dei rapporti più significativi, dell’amore che la lega alla famiglia d’origine, del trasferimento a Napoli, del matrimonio, della figlia, dei nipotini. Tra un ricordo e un pensiero, Gioconda Marinelli trasporta il lettore nelle strade alberate della natia Agnone, nei fitti boschi di “slanciati cerri”, nelle stradine polverose, nella campagna di San Gaetano, “oasi di pace”, dove ancora oggi la famiglia al completo trascorre le ferie estive, fra tavole imbandite, profumi di dolci, aromi di carne e odore di fiori. Oppure, nell’intimità di un colloquio, di una richiesta, di un consiglio all’amato padre, faro nella vita. “Ero ancora una bambina quando mi aiutavi ad arrampicarmi su scale malsicure di antichi campanili… Ero orgogliosa di stare con mio padre… Eravamo felici insieme”. Dedica un capitolo a mamma Clara. Donna forte e altera, degna compagna di vita e di amore di un uomo che appena libero da impegni, “nelle giornate di festa – scrive la giornalista-scrittrice – che dedicavi interamente alla famiglia, andavamo in gita con gli amici nel verde del nostro Molise”.

Nel volume, arricchito d’immagini, la Marinelli, autrice di numerosi saggi e biografie, spiega il magico rito della fusione, come nasce una campana, illustra il procedimento che occorre per

Pasquale Marinelli, con Papa Giovanni Paolo II

Pasquale Marinelli, con Papa Giovanni Paolo II

sciogliere il bronzo e farne un oggetto d’arte, dal suono studiato e inconfondibile. Rimembra i momenti salienti della vita dell’azienda, dell’amicizia con i pontefici, della visita di Papa Wojtyla, che benedisse la campana del Giubileo; ricorda il concerto campanario voluto da Padre Pio in San Giovanni Rotondo; cita documenti preziosissimi oggi conservati e mostrati nell’omonimo Museo. Con la sorella Gabriella, i cugini Armando e Pasquale, è esponente di una delle fabbriche più importanti del mondo, la seconda come fonderia. Ma per non essere troppo intimista, l’autrice arricchisce l’epistola con numerose citazioni di poeti, scrittori, viaggiatori, che hanno trattato di campane, ne ricordano il suono, ne narrano le storie.

L’uomo che fondeva le campane è un libro che si legge tutto d’un fiato, dal tono mesto, segnato dall’assenza del patriarca, ma dall’esplosione di colori e di gioia per un’arte che si perpetua nei rintocchi di campane e campanelle, e nel riso gioioso degli ultimi arrivati: i nipotini Beatrice e Alfredo, i figli di Renata.

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