Rigoletto, tributo a Cobelli

Rigoletto, tributo a Cobelli

Una scena

Dal flash mob che ha fatto cantare “La donna è mobile” a tanti giovani, perché Verdi è patrimonio di tutti, alle repliche di Rigoletto al Teatro San Carlo di Napoli, si è registrato sempre il tutto esaurito. L’allestimento del Comunale di Bologna dell’ ‘89, a Napoli già nel 2005, ripreso da Ivo Guerra, è ora in scena al Massimo, con l’allestimento del celebre regista milanese Giancarlo Cobelli a cinque anni dalla scomparsa. Doppio cast (e tutti altrettanto bravi) con George Petean ed Enkhbat Amartuvshin nel ruolo di Rigoletto; Piero Pretti e Stefan Pop nel ruolo del Duca di Mantova; Rosa Feola e Jessica Nuccio nei panni di Gilda; Anna Malavasi e Annunziata Vestri nei panni di Maddalena; Giorgio Giuseppini e Antonio Di Matteo, Sparafucile; Donato Di Gioia, Marullo; Antonella Carpenito, Giovanna; Maurizio Lo Piccolo, Conte di Monterone; Enzo Peroni e Stefano Pisani, Matteo Borsa; Francesco Musinu, Conte di Ceprano; Miriam Artiaco, Contessa di Ceprano. Direttori Jordi Bernàcer e Nello Santi. Rigoletto è la prima opera di quella che viene definita “trilogia popolare”, completata da “Il Trovatore” e “La Traviata”.

Capolavoro del melodramma, si intitolò inizialmente “La maledizione”. Opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, è tratta dal dramma di Victor Hugo “Le Roi s’amuse”.  È noto che “Rigoletto” fu vittima della censura austriaca, così come era stato censurato il testo di Hugo che descriveva le nefandezze della corte francese. Il compromesso a cui si giunse fu quello di trasformare Francesco I, re di Francia, nel Duca di Mantova. Il primo tempo apre proprio sulle feste orgiastiche del Duca e sugli sfarzi di Casa Gonzaga con nudità che ben rappresentano l’epoca e la corte di stampo rinascimentale. Intenso il ruolo di Rigoletto, costretto a far ridere e ad assecondare i potenti che si faranno beffe di lui. Il secondo atto, nel quale campeggia un trono vuoto, mostra scorci di Mantova mentre il terzo atto si svolge alla locanda di Sparafucile e Maddalena.

Una scena

Rapitagli l’adorata figlia Gilda, Rigoletto cova propositi di vendetta nei confronti del Duca spietato e dissoluto. Gilda, candida fanciulla che vive protetta dal padre, si immolerà per salvare il suo amato senza il quale non vale la pena vivere. Il Duca è un libertino senza possibilità di riscatto. Unico uomo di parola, l’assassino Sparafucile. L’opera si conclude con il richiamo alla maledizione, leit motiv della storia. Tutte famose le arie, da “Pari siamo” a “Questa o quella per me pari sono”, da “Caro nome” a “Cortigiani, vil razza dannata” fino alla celeberrima “La donna è mobile”. Belli i costumi di Giusi Giustino, le scene di Paolo Tommasi, bravi Orchestra e coro del San Carlo e soprattutto brillanti gli interpreti: a lungo applauditi Rosa Feola, George Petean, Piero Pretti e i direttori d’orchestra, che restituiscono tutta la complessità e bellezza della scrittura verdiana, splendidamente popolare.

 

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