Ripensare il Mediterraneo

Ripensare il Mediterraneo

di Esther Basile

Non esiste un Mediterraneo, ma tanti Mediterranei. Le differenze tra riva Nord e riva Sud sono state spesso occultate per ragioni ideologiche e politiche. E infatti sono devastanti le posizioni prese nei confronti di Paesi mediterranei della sponda Sud, non europei, trasformati, anche per soggezione agli USA, in luoghi di conflitti perenni, di guerre interminabili, di dittature feroci, che potrebbero generare un conflitto mondiale e anche atomico.

Sia Fernand Braudel che Predrag Matvejevic’ notavano, con argomenti diversi, quanto fosse difficile stabilire dei confini geografici e antropologici. Certo nemmeno dal punto di vista geografico il Mediterraneo può essere separato, con confini netti, dall’Europa. Le scelte dure, economiciste, efficientiste sono dovute essenzialmente agli interessi economici dell’Europa continentale, “franco-tedesca”, che ha avuto spesso un atteggiamento coloniale nei confronti dei Paesi mediterranei.

Guardiamo alla Grecia a cui ancora oggi il nostro pensiero ispira la nostra civiltà. Nell’Ottocento la Grecia aveva rappresentato per molti intellettuali un universo unico.

La stessa filosofia tedesca si riconosceva come erede della filosofia greca. La declinazione in senso franco-tedesco dell’Europa è avvenuta soprattutto attraverso una sorta di cancellazione e rimozione del Mediterraneo. Un atteggiamento di superiorità che ricorda quello dell’Italia Settentrionale rispetto al Sud Italia. Sarebbe istruttivo ripensare quanto sia stato influente il pensiero dei commercianti, dei banchieri e degli uomini di affare dei Paesi dell’Europa del Nord per creare, in epoca moderna, l’immagine dei meridionali apatici, poco inclini a una presunta modernità.

ACCOGLIENZA

L’ospitalità e l’accoglienza appartengono, certo, alla storia e alla cultura dei popoli del Mediterraneo. Fanno parte delle pratiche religiose e culturali antiche, della tradizione greco-romana, e poi greco-bizantina. del cristianesimo. L’ospite, fin dall’antichità, nell’universo mediterraneo (ma anche in altre culture) è sacro, va accolto, rifocillato, curato. Quando il viaggiatore, ai tempi del Grand Tour, domandava ospitalità – sia presso le famiglie aristocratiche e borghesi (a cui veniva segnalato da qualche parente o conoscente residente a Napoli) sia, in maniera occasionale, presso la povera gente – era ritenuto persona sacra, da accogliere, rispettare, proteggere. In assenza di una diffusa concezione sacrale dell’ospitalità e di una cultura dell’accoglienza, in pochi avrebbero potuto portare a termine il loro viaggio in una terra lontana, difficile da raggiungere e da percorrere.

Per capire la pratica dell’ospitalità, non bisogna dimenticare la vicinanza e la solidarietà messe in atto nella circostanza del dono e dell’offerta. Quando si faceva il pane veniva mandato il panetto ai poveri; anche del maiale si davano le porzioni a parenti, compari e vicini, che poi ricambiavano. Lo scambio del lievito; la carità ai poveri; il banchetto di S. Giuseppe; il cibo offerto ai “mascherati”: la reciprocità del dono non cancella la bellezza della vicinanza che si stabiliva nei momenti di bisogno. La Sicilia e la Calabria hanno scritto pagine splendide di accoglienza e mostrato come sarebbe possibile affrontare grandi problemi che l’Europa ha soltanto rimosso o risolto, anche in questo caso, con una certa concretezza interessata, a volte cinica, e non con convinzione e partecipazione. Bisogna uscire dagli stereotipi il che significa ribaltare immagini consolidate consolatorie, affermare un’identità del fare, rivendicare, con convinzione, un posto di centralità e di essenzialità. Il Mediterraneo potrà contrastare e vincere la visione economicistica dell’Europa franco-tedesca se riuscirà a declinare e ad affermare termini come bellezza, accoglienza, solidarietà, se farà capire che è la culla della civiltà europea.

Riproporre, riguadagnare, ripensare un’etimologia antica e una storia interna e profonda, non ha la pretesa di contrastare soltanto una visione parziale che tende ad identificare Mediterraneo con mare, sole, spiagge, frutto di una logica turistico-vacanziera di maniera, con proclami pubblicitari di basso profilo. C’è una ragione più fondata, motivata, oserei dire politica, in questo richiamo all’etimologia, alla geografia e alla storia ed è che quel Mediterraneo, il Mediterraneo dell’interno è a rischio di estinzione.

 

Dal “Convegno sul Mediterraneo

in Palazzo Serra di Cassano

sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli

 

 

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