Ripetitività, noia e fascismi

Ripetitività, noia e fascismi

Debutta in grande stile Piazza degli Eroi di Thomas Bernhard, amara riflessione sulle macerie del ‘900 e sul ritorno dei fascismi nell’Europa contemporanea, nell’allestimento di Roberto Andò per il Teatro Mercadante di Napoli il lavoro, registrato lo scorso mese di dicembre sul palcoscenico, è stato trasmesso in prima assoluta (con replica domenica 24 gennaio) sabato 23 gennaio da Rai5 Cultura, per la regia televisiva di Barbara Napolitano.

Un’opera preziosa, testamento spirituale e politico di Bernhard, mai messo in scena prima d’ora in Italia, con la regia di Andò che ne fa “un unico respiro furibondo”, nel quale l’Autore mostra, con sguardo lucido, il ritorno in campo di nazismo e antisemitismo. Ultimo lavoro teatrale di Bernhard, che si congeda dalla vita e dal teatro, nel 1988, è sorprendentemente attuale.

L’Austria di quel tempo è un luogo in cui emerge una destra sovranista e, al tempo stesso, è luogo simbolo, come piazza degli Eroi (Heldenplatz), proprio quella in cui Hitler, accolto trionfalmente da una massa osannante di austriaci, nel 1938 annunciò l’Anschluss, l’annessione dell’Austria alla Germania nazista. Nella pièce siamo a Vienna, nel 1988. Il professor Schuster, intellettuale ebreo, torna nella sua città dopo l’esilio ad Oxford, iniziato cinquant’anni prima. Rientrato in patria, Schuster rivive tutto l’odio che ha già dovuto sopportare, non rimanendogli che suicidarsi. Dopo cinquant’anni il nazismo e il fascismo stanno di nuovo diffondendosi, senza trovare ostacoli di alcun genere. Se nell’opera di Bernhard tutto ha una collocazione precisa, il regista mostra una piazza qualunque di una città europea. L’incapacità di adattarsi ad un luogo, la dissoluzione familiare, i gesti quotidiani reiterati, quasi maniacali, unica certezza contro la perenne inquietudine, sono cifra stilistica dello scrittore e drammaturgo austriaco che, veggente, immaginava “un’Europa di dementi” in attesa di un regista, l’Uomo Forte, che li avrebbe spinti nel baratro. Coazioni a ripetere nel chiacchiericcio vuoto di docenti (“pure l’Università è piena di idioti”, dirà il professore), giornalisti, politici, beffeggiati dall’Autore e dai suoi protagonisti. Frau Schuster, la vedova, sente continuamente le voci della folla in delirio nella Heldenplatz – il delirio dell’Europa che corre verso la catastrofe.

In scena un ottimo cast nel quale spiccano Renato Carpentieri nel ruolo di Robert Schuster, fratello del professore e Imma Villa, la Signora Zittel, la governante; Betti Pedrazzi è la Signora Schuster, Silvia Ajelli, Anna, Paolo Cresta, Lukas, Francesca Cutolo, Olga, Stefano Jotti, il Signor Landauer, Valeria Luchetti, Herta, Vincenzo Pasquariello, il Pianista, Enzo Salomone, il Professor Liebig. Belli i costumi di Daniela Cernigliaro, austeri, in uno stile che ricorda ancora la moda degli anni Trenta, un segno importante così come le numerose paia di scarpe che disseminano la scena, segno-ferita di tante, troppe scarpe, ammonticchiate nella vergogna storica dell’Olocausto.

(La foto è di Lia Pasqualino)

 

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