Ritorna il “napoletano” Rossini

Ritorna il “napoletano” Rossini

Ermione, azione tragica in due atti di Giochino Rossini, libretto di Andrea Leone Tottola, tratto dalla tragedia “Andromaque” di Jean Racine, è la nuova produzione del Teatro di San Carlo di Napoli, in scena al Lirico a duecento anni dalla prima assoluta, torna dopo trentun anni di assenza: nel maggio del 1988 interprete ne fu il soprano Moserrat Caballè. “Ermione”, insieme con “Guglielmo Tell”, è l’opera più rivoluzionaria del compositore, affascinato dalla compagnia artistica dei cantanti e dalla grande orchestra del Massimo messe su da Barbaja. Così il Pesarese scrisse il titolo proprio per il Teatro di San Carlo, a Napoli, il 17 marzo del 1819. Oggi, sul podio, a dirigere Orchestra e Coro (quest’ultimo preparato da Gea Garatti Ansini) Alessandro De Marchi, raffinato interprete rossiniano. “Ermione è un’opera difficile – spiega De Marchi – non solo per la continua tensione drammatica ma anche e soprattutto per la continuità tra i numeri e i recitativi che, non alternandosi in maniera chiusa e cadenzale, lasciano poco spazio per tirare tutti insieme il respiro. Ancor più difficile, ma che aiuta molto la drammaturgia, è la scelta interpretativa di eseguire i recitativi accompagnati non in maniera scandita ma accantonando la grafia e basandosi sul ritmo della parola lasciando la libertà di interpretare come fossero attori”.

Il cast è composto da Angela Meade, soprano statunitense reduce dal successo al “Rossini Opera Festival” di Pesaro, nel ruolo di Ermione, nel quale si alterna con Arianna Vendittelli (nella recita del 10 novembre). Teresa Iervolino interpreta il ruolo di Andromaca, John Irvin quello di Pirro, Antonino Siragusa Oreste, Filippo Adami e Julian Henao interpretano Pilade, Guido Loconsolo e Ugo Guagliardo Fenicio, Gaia Petrone Cleone, Chiara Tirotta Cefisa, Cristiano Olivieri Attalo. L’opera apre con la “sinfonia con cori”, che subito introduce nell’azione tragica. Virtuosistica, la scrittura vocale esprime la parte più profonda dei conflitti interiori, i tormenti dei protagonisti del dramma. Anticipatore, sperimentatore, Rossini va oltre il belcantismo prefigurando la produzione operistica futura, in particolare il dramma wagneriano. Intensi i registri femminili, in primis quello di Angela Mead, dai possenti acuti verdiani, e buona la prova del Coro.

Le innovative, bianche scene immaginate da Nikolaus Webern, con le luci di Giuseppe Di Iorio, trasportano la storia nel Novecento, in un periodo quasi atemporale, collocando i protagonisti in un emiciclo parlamentare. I costumi di Giusi Giustino, come sempre, incantano e seguono alla perfezione la storia, le emozioni, l’umore dei personaggi. Su tutto spicca il mare, che può sconvolgersi o pacificare, unire o separare i popoli. L’enorme coda di tulle che indossa Ermione nel finale evoca proprio le onde marine. La regia di Jacopo Spirei esalta al contempo il realismo e l’onirico, immaginando un tempo fuori dal tempo per sottolineare la tensione emotiva tra i personaggi. Il dramma è letto alla luce del contemporaneo, con la sempre attuale vicenda di un leader politico disposto a scatenare una guerra per capriccio personale. Cosa meglio dell’opera può mettere a nudo le debolezze dell’essere umano? Il pubblico applaude con entusiasmo al “napoletano” Rossini. Prossimo impegno di Spirei, non a caso, la messa in scena de “La donna del lago”, opera scritta da Rossini nuovamente per il Teatro di San Carlo.

 

 

 

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