Roberto Solofria

Roberto Solofria

Una singolare coincidenza balza subito all’occhio leggendo il cartellone 2022/2023 del Teatro Civico 14 di Caserta: il numero 14. Sì, perché quest’anno parte il quattordicesimo anno di attività della sala diretta  dal Collettivo Mutamenti, composto da Roberto Solofria, Ilaria Delli Paoli, Rosario Lerro, Luigi Imperato e Antonio Buonocore. “Abbiamo aspettato questa data – spiega Solofria, che ne è il rappresentante  – per scherzarci un po’, per usare questo numero in varie occasioni: manifesti, titoli e quant’altro ci venga in mente”.

Inoltre è anche un bel traguardo, una continuità importante in un territorio non facilissimo da coinvolgere.

“Sì, è vero. Il teatro vive dovunque un momento difficile, ma chi crede in quel che fa, si mantiene positivo,nonostante tutto, ha l’entusiasmo e la passione, non si ferma”.

Voi siete cinque soci. Come si lavora in un collettivo?

“Posso rispondere bene, per quanto ci riguarda. Siamo un po’ come una grande famiglia, in cui si discute, magari si litiga, ma alla fine si esce concordi”.

Quattordici non è il numero degli spettacoli, infatti proponete ben trenta messinscene.

“Beh, quando si comincia a visionare le proposte e si tiene d’occhio il panorama, non si riesce alla fine a limitarsi troppo. Innanzitutto, però, scegliamo spettacoli che piacciono a noi, e poi teniamo sempre d’occhio la qualità. Ci interessa presentare nomi eccellenti da far conoscere”.

Voi aprite tutti i week and, tranne qualche eccezione, come risponde il pubblico?

“Dopo tanti anni, gli spettatori tornano volentieri a trascorrere quell’ora a godersi un modo diverso di guardare ai fatti e alle storie”.

In programma avete inserito compagnie giovani, testi originali, difficilmente riscritture di classici. Qual è la vostra scelta?

“I tempi sono cambiati e bisogna tenerne conto. La base del teatro è la comunicazione, se questa non c’è non c’è nemmeno il teatro. I giovani vivono di tecnologia, dobbiamo convivere con il digitale. Innanzitutto la velocità dell’informazione, della vita in genere, ci spinge a proporre spettacoli brevi, più fruibili. Poi ci piace la contemporaneità e chi può raccontarla meglio della generazione che la vive? Se volessimo rappresentare Viviani, De Filippo o Shakespeare sceglieremmo i loro testi originali”.

Il manifesto della stagione

Non vi siete mai fermati, nemmeno nelle classiche festività. Quali altre attività proponete al pubblico?

“Organizziamo già da qualche anno laboratori di formazione, condotti da più docenti, che sono poi gli artisti che saranno anche in scena. Quest’anno per esempio ci sarà Massimiliano Civica, che apre la stagione, Paolo Cresta ed altri ancora”.

Il vostro claim è “Noi lo facciamo meglio”. Un bell’impegno.

“Non ci tiriamo indietro, cerchiamo di fare al meglio, ma con noi lo fanno il Ministero, gli spettatori, gli artisti”.

 

 

 

Share