Romanzo storico sulla Napoli colta e disillusa

Romanzo storico sulla Napoli colta e disillusa

Sarà presentato giovedì 8 luglio 2021 “Nina o sia la pazza per amore” romanzo storico di Anita Curci, edizioni Kairòs. L’appuntamento è presso la libreria IOCISTO di Napoli, alle ore 18,30. Ne parlano con l’autrice, Silvana Campese, Berardo Impegno, Maria Rosaria Lanza. Modera Andrea Jelardi. Letture di Giulio Adinolfi.

Il titolo è ispirato all’omonima opera di Giovanni Paisiello, andata in scena per la prima volta nel giugno del 1789 a San Leucio.

IL LIBRO

La storia in questo libro si dipana negli anni che precedono il sanguinoso 1799 napoletano quando vengono giustiziati molti intellettuali del Regno di Napoli dalle idee giacobine. Il romanzo si apre nel luglio del 1789 e si arresta bruscamente nel 1795, nel periodo in cui la situazione in città precipita in maniera irrimediabile.

In un territorio in pericoloso fermenti, Nina è costretta a travestirsi da uomo per sopravvivere. Infatti è allevata da un padre che, desiderando un figlio maschio, le insegna ad andare a cavallo, a tirare di moschetto e a difendersi con la spada.

Il colpo di scena nel finale del romanzo fa comprendere come Nina sia l’emblema della Napoli intellettuale e vivace, colta e speranzosa, che viene però disillusa, tradita e massacrata.

 

Uno stralcio del romanzo:

Ed eccoli rimasti soli. Soli alla Vigilia di Natale.

Serafina si era prodigata tanto, pur di non far pesare i disagi di quelle fredde festività. Nina le aveva regalato del danaro all’inizio di dicembre, per ricompensarla della sua devozione e perché da molto non percepiva stipendio. Ma ella ne aveva speso gran parte per la cena inaugurale, quando nessuno pensava di dover mai festeggiare.

Oltre alla minestra, aveva addirittura preparato del baccalà fritto, struffoli e roccocò. Nina rimase commossa dal gesto. Desinarono insieme la sera. Raffaele riuscì a procurare un buon vinello frizzantino, scaldando un po’ gli animi. Passarono la notte affacciati al balcone a guardare per strada le baldorie del popolo, eccitato e rumoroso, che aveva colorato la città fino al mattino con musiche, balli, canti e artifici pirotecnici.

Nonostante la buona volontà, Nina si era sentita triste. Da sotto le coperte, attraverso le finestre della camera da letto, la fanciulla aveva continuato a udire le urla festose della gente, l’allegria incondizionata e cieca agli avvenimenti che incombevano pericolosi. Non v’era traccia d’alcuna consapevolezza, infine.

Ah! Popolo ignaro, ignorante e sordo, cerca sempre una consolazione in qualcosa, non s’abbatte mai. Ma come fa?

“È più forte, finge di non capire”, si disse. “O non si rende conto di nulla. Chi sa…”.

S’addormentava tra le lacrime, anche quella notte. Non era stato un buon Natale.

 

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