Sindrome di Stoccolma: paure, esami e nudità

Sindrome di Stoccolma: paure, esami e nudità

Finalista al Premio Annoni 2021, già in programma a Roma, “Stoccolma” è un dramma incalzante e a tratti persino angosciante, che indaga le paure più antiche dell’uomo e la rabbia repressa tipica dei nostri tempi, esacerbata, senza ombra di dubbio, dalla pandemia da covid-19. Il lockdown, del resto, ha pesato non poco sulla vita universitaria e sul rendimento di molti studenti, prolungando i tempi per le tesi di laurea, per le ricerche e per la conclusione delle loro carriere.

Una di queste è infatti al centro del testo scritto da Antonio Mocciola, portato in scena con la regia di Maria Verde e interpretato dai bravissimi Michele Capone e Antonio De Rosa, rispettivamente nei ruoli di studente e professore in questa storia che è stata presentata in anteprima alla stampa accreditata nel Teatro Avamposto di Napoli.

Una scena di “Stoccolma”

Federico, giovane laureando in Giurisprudenza, ha un solo ostacolo davanti alla prova finale: l’ultimo esame che gli costerebbe, senza la sospirata convalida, il pagamento della retta per un altro anno. Il docente Gianluca si scoprirà poi avere addirittura un legame col ragazzo stesso, a sua completa insaputa, ovvero quello di suocero. L’ennesima bocciatura scatena nel ragazzo una reazione talmente forte da spingerlo a rapire, seviziare, torturare psicologicamente l’anziano professore, in un crescendo di tensione, ansia palpabile e rivelazioni esasperanti, come ad esempio la relazione instauratasi tra Federico e il figlio del professore, quest’ultimo completamente ignaro dell’omosessualità del primogenito.

Tra rinfacciamenti, ricatti, confessioni segrete e una sorta di bilancio in negativo del rapporto padre figlio, messo completamente a nudo al pari dell’uomo, va in scena una prigionia sui generis, senza freni. I due uomini si raccontano, si sfiorano, si detestano, fino alla resa dei conti. Il primo è una specie di Barbablù in versione edulcorata; il secondo è la tipica vittima che instaura, a tratti, un rapporto di interdipendenza con il proprio carceriere. Il gioco delle forze, apparentemente in mano al giovane, si ribalterà inaspettatamente dopo la promessa del voto sul libretto e della promozione alla prima sessione disponibile. Sarà il professore a minacciare e a costringere il giovane spavaldo e spaccone a spogliarsi completamente: un gioco delle parti in cortocircuito totale, con l’inevitabile sindrome del titolo pronta a palesarsi davanti agli spettatori completamente spaesati e disorientati. La follia non concede tregua, il delirio non conosce soste in uno scambio di ruolo che fa leva sullo specchio virtuale in cui soggetto e riflesso si passano il testimone di questa convivenza coatta. Una coabitazione di esistenze in lotta, entrambe disperate e accecate da spirito di rivalsa, se non proprio vendetta, che riflette le tante piccole guerre degli uomini di oggi.

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