Sul campo come nella vita

Sul campo come nella vita

Lo sport come metafora di vita ha alimentato innumerevoli storie al cinema e al teatro, legate soprattutto ai temi del coraggio della riscoperta di sé stessi. Insolito invece l’accostamento alla scoperta di sé, e in particolare della propria identità sessuale, come accade nella commedia “Le regole del giuoco del tennis”, portata in scena al Nuovo Teatro Sanità di Napoli, una produzione “Le Scimmie” con la regia di Michele Brasilio, su testo di Mario Gelardi.

Uno spettacolo di 55 minuti “fluido” come i suoi due protagonisti, sulla carta inizialmente etero, come da loro dichiarato, salvo poi smentirsi da soli, strada facendo, tra un dritto e un rovescio. Del resto nel riscaldamento iniziale di una partita a 4 coi fratelli Di Gregorio Matteo, lo studente 27enne universitario più timido e impacciato dei due – interpretato da Enrico Pacini -, elenca le sue amicizie fin dalla tenera età – immaginarie e non – insieme a una lista di hobby che suggerisce fin da subito la diversità del personaggio: passione per il teatro, il cinema e il balletto. Guido, 28 anni, rider precario di Uber Eats – col mitico zaino verde portato fino al campetto -, l’amico di sempre interpretato da Gaetano Migliaccio, è il ragazzo più estroverso e spavaldo, magari anche un po’ spaccone. È fidanzato con Silvia, oggetto di una strana e sospetta gelosia da parte dell’amico laureando in Economia aziendale. Tra domande capziose rivolte soprattutto da Guido a Matteo, gusti musicali e cinematografici che confermano la predilezione per le icone gay come Madonna, e persino le occhiate moleste dei Di Gregorio al lato B di Matteo (fatte notare da Guido), si srotola lentamente un coming out pressante come un palleggio insistito. Il parallelismo tra le regole sportive e quelle della vita funziona fino a un certo punto: in fondo ogni amicizia è una partita, che sia eterosessuale o omosessuale, fatta dei suoi tempi, dei suoi risultati, delle pause e dei silenzi tipici di un set o di un tie break. Quella tra Guido e Matteo forse non è una semplice amicizia, dopo tutto, ma nemmeno una vera e propria bromance, la brother romance tipica di alcune pellicole demenziali americane (come quelle di Judd Apatow).

Una scena di “Le regole del giuoco del tennis”

Guido dubita dell’amico, sempre single e con poche donne al suo fianco, e per di più brutte, informatissimo di siti gay e film romantici, quando invece agli etero dovrebbero piacere solo azione e thriller in sala. Figuriamoci l’invito a un musical che effetto può sortire, al solo pensiero di portare la mascherina in poltrona per due ore. Matteo forse è un gay velato, “asintomatico” – per dirla nel gergo medico che da inizio pandemia la fa da padrone sui media -, oppure è semplicemente bisessuale secondo tutti i luoghi comuni evidenziati da Guido: una “variante” insomma, tornando al linguaggio pandemico, meritevole però di tutto l’affetto e del rispetto possibile tra amici (lo spettacolo è aggiornato sull’attualità dei vergognosi applausi in Senato alla bocciatura del DDL Zan, ribattezzato decreto dal meno preparato dei due). Alla fine tra uno scambio d’acqua e tentativi maldestri di approccio (riproposti in chiave comica anche nelle clip promozionali sui social), i due usciranno allo scoperto nel modo più sorprendente, quasi quanto lo sfogo di rabbia del tennista Fognini alle ultime Olimpiadi (l’autoironico “Sono frocio!”). “Le regole del giuoco del tennis” fa trascorrere un’oretta spensierata, costellata di dialoghi spumeggianti e intermezzi musicali anche divertenti (dalla macchina da scrivere di Jerry Lewis al ralenti), senza troppe pretese o aspettative da parte dello spettatore.

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