“Takeaway”, in sala un tema caldo: il doping

“Takeaway”, in sala un tema caldo: il doping

Dedicato allo scomparso Libero De Rienzo, “Takeaway” è uno degli ultimi film girati dal bravo attore napoletano, noto ai più per i suoi indimenticabili ruoli rispettivamente in “Santa Maradona” e “Fortapasc”. Un personaggio in chiaroscuro quello interpretato da Picchio – soprannome con cui ormai lo chiamavano e conoscevano tutti, – legato al tema del doping e delle sostanze illegali nella pellicola diretta da Renzo Carbonera, prodotta da 39 FILMS e Interzone Pictures con la collaborazione di Rai Cinema e distribuita in sala da Fandango a partire dal 20 gennaio 2022.

De Rienzo nella vicenda si occupa della preparazione atletica di una giovane maratoneta, tra le luci d’alta montagna e le mille ombre di una provincia scossa dalla crisi economica del 2008. Le nebbie del Monte Terminillo e del Trentino Alto Adige, set usati per le riprese, avvolgono strade, passi e personaggi che animano il lato oscuro della vita di provincia italiana, afflitta da incertezze economiche e ansie per il futuro.

Ansie di prestazione e dubbi etici invece minano il rapporto tra la sportiva Maria (Carlotta Antonelli) e il suo compagno allenatore Johnny (De Rienzo), complice la conoscenza di un operaio ex olimpionico (Primo Reggiani), che ad Atlanta ’96 aveva già fatto le spese del doping sotto la supervisione atletica di Johnny. L’arrivo del muratore nel piccolo paese, motivato da propositi di vendetta, lascerà comunque il segno nelle vite dei protagonisti.

La locandina del film

Dopo un anno d’oro per lo sport italiano come si è rivelato il 2021, tra vittorie agli Europei di calcio e alle Olimpiadi di Tokyo, il lungometraggio di Carbonera, reduce dalla Festa del Cinema di Roma (sezione Alice nelle città ), invita a riflettere su quanto siano disposti a rischiare atleti professionisti e non, pur di arrivare su un podio, di vincere una medaglia “che è l’unica cosa che conta”, come afferma il papà di Maria (Paolo Calabresi). Con buona pace di De Coubertin e del suo motto. Colpisce la passività amorale dei genitori della ragazza di fronte all’uso disinvolto di farmaci, integratori e pasticche per consentire alla figlia di coronare un sogno che non potrebbe impiegare molto a trasformarsi in un incubo. “Hai sentito Maria alla radio?” chiede il marito alla moglie, ormai preda anche lei di psicofarmaci per la depressione. “Era quello che volevi, no?”, la risposta lapidaria e inquietante della donna, che squarcia le ipocrisie di un intero mondo malato.

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