Un… assurdo Guardiano

Un… assurdo Guardiano

Una scena

Una scena

Sceglie Harold Pinter Nello Mascia che, con un gruppo degli Attori indipendenti, porta in scena Il guardiano. Lo spettacolo sarà rappresentato al Nuovo Teatro Sanità di Napoli dal 4 al 6 novembre, interpretato da Franco Iavarone, Francesco Paolantoni, lo stesso Nello Mascia. Nomi noti della scena che propongono uno dei testi rappresentativi del Teatro dell’Assurdo, di cui il Premio Nobel britannico è esponente di spicco.

Il testo rappresenta un’analisi spietata delle dinamiche per la lotta alla supremazia che si instaurano nei rapporti quotidiani della società e l’incapacità di vedere al di là dei propri personali interessi. Una metafora dell’oggi complesso e inumano. Dell’incomunicabilità che separa gli individui.

La trama: un senzatetto viene ospitato in casa propria da un individuo ai limiti dell’autismo, che gli proporrà in seguito di occuparsi dello stabile in qualità di guardiano. Stessa proposta gli verrà fatta dall’altro fratello, che è invece visibilmente accelerato nelle azioni e nella loquela. Il clochard accetta di buon grado il trasferimento sotto un tetto, ma non perde occasione per lamentarsi degli spifferi, delle perdite d’acqua dal soffitto, delle nuove scarpe che gli vanno strette, il tutto senza aver intenzione di accettare un incarico che comporti un lavoro. In più, la sua presenza diventa man mano elemento di rottura dell’equilibrio fra i due fratelli, i quali non comunicano mai (addirittura, non sono quasi mai contemporaneamente in scena).

Il guardiano è un archetipo cristallino di conflittualità pinteriana, delimitata in un ring ma resa folle perché non è possibile rintracciare neanche l’oggetto della contesa. I tre personaggi sono tutti egualmente chiusi e determinati, e tutti illusi di comunicare e affermarsi sugli altri”.

Una scena (foto di Vincenzo Antonucci)

Una scena
(foto di Vincenzo Antonucci)

 

Nello Mascia sul movimento degli Attori indipendenti

«Rivendichiamo un’idea di teatro che restituisca all’attore la centralità dell’attività creativa. Non viviamo nel migliore dei mondi possibili e, nel breve tempo della nostra esistenza artistica, trovo che sia controproducente perdere minuti preziosi a lamentarsene. Bisogna essere disposti a pagare di tasca propria, emotivamente ed economicamente. Delle istituzioni non mi interessa nulla e nulla mi aspetto da loro. Cerco di usarle per fare ciò in cui credo. L’obiettivo è quello di tutelare il nostro patrimonio attoriale, ormai disperso, per trasmetterlo integro e puro come a noi lo insegnarono i nostri maestri. Si è smarrito il senso della recitazione napoletana più genuina».

 

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