Un racconto concitato

E’ una storia di dolore e paure quella messa in scena da Pippo Cangiano, autore e regista del monologo che conclude la stagione del teatro Elicantropo di Napoli dal 5 all’8 maggio. Come una Trottola (è questo il titolo dello spettacolo) la protagonista passa da una violenza a un’altra, senza respiro, senza pausa, senza poter un attimo riflettere sul suo destino e tentare, magari, di deviarlo verso altre direzioni.

Brava Patrizia Spinosi nel vivere sulla scena quasi nuda i dolori, le emozioni, i tentativi della protagonista, costretta in un’esistenza che le ha riservato solo violenza, un reiterarsi di brutture sul suo corpo (e sulla sua mente) maltrattato. Una bambola meccanica ripete i suoi bisogni, simbolo di un desiderio frustrato.

In Trottola – spiega Pippo Cangiano – esploro la profondità e la sensibilità con cui tratto i temi esistenziali dei miei personaggi, l’irrequietudine senza scampo cui sono legati, il senso della sconfitta che spesso uccide le persone più fragili. Trottola non ha mai provato piacere. Quando se lo impone sarà troppo tardi”.

Come la trottola, il ritmo del racconto è concitato e frenetico. Il testo, che renderebbe meglio se lievemente limato, è scritto in un linguaggio misto tra italiano e varie accezioni di napoletano.

A Cangiano va il merito di essersi misurato con la scrittura in proprio, in un momento in cui mancano gli autori e troppo spesso chi rappresenta rifà, riadatta, rivisita cose scritte da altri.

Share