Una Folle Passione

Una Folle Passione

Una scena del film

Una scena del film

Per la sua seconda prova americana la regista danese Susanne Bier si affida alla coppia Bradley Cooper e Jennifer Lawrence, protagonisti del nuovo film “Una Folle Passione”, passato velocemente nelle nostre sale. Quella tra Cooper e la Lawrence è una delle migliori alchimie hollywoodiane degli ultimi tempi, come dimostrato l’anno scorso da “Il lato positivo – Silver Linings Playbook” e quest’anno da “American Hustle”, eppure in questo film qualcosa sembra non funzionare. La storia è tratta dal romanzo “Serena” di Ron Rash e racconta l’incontro fatale tra il produttore di legname George Pemberton (Cooper) e Serena, donna dall’oscuro passato (la Lawrence), sullo sfondo della caduta progressiva della loro impresa di legname nel North Carolina di fine anni ’20, strangolati dalle prime avvisaglie dell’imminente crollo di Wall Street e da una passione lacerante che li metterà alla prova, fino all’epilogo finale. La scoperta del figlio illegittimo del marito e l’impossibilità di dargli un erede tutto suo a causa di un incidente spingeranno infatti Serena sull’orlo della follia, capace di azioni terribili pur di difendere il suo matrimonio.

Un ritratto fiammeggiante dell’America rurale che si avvicina alla Grande Depressione, due protagonisti sulla cresta dell’onda e una regista europea affermata: sulla carta il film doveva promettere bene e invece si rivela fiacco e prevedibile (d’altronde con questo titolo italiano al posto dell’americano “Serena” certi sviluppi tragici erano abbastanza intuibili). La regista tentenna e non sembra sicura di sé ma la sceneggiatura non è da meno coi suoi passaggi scontati e a tratti perfino didascalici. Il valore degli attori non si discute, comprimari compresi, e la Lawrence continua a essere credibile in qualsiasi ruolo le venga affidato e che sia di età anche più matura della sua, dimostrando a 24 anni di possedere la saggezza di un’anima antica, ma la sensazione è quella di aver sprecato due talenti che sono sotto l’occhio di tutti. La speranza adesso è che dopo questo passo falso della Bier, regista premio Oscar per “In a Better World”, la statuetta assegnata agli ultimi migliori film stranieri non porti sfortuna anche al prossimo film di Paolo Sorrentino,“Youth – Giovinezza”, anche per lui seconda regia americana dopo l’esperienza internazionale di “This Must Be The Place” che lo fece conoscere al pubblico americano.

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