Un’intensa pagina di teatro

Un’intensa pagina di teatro

Una scena

Una scena

Una prima con interminabili applausi quella di In memoria di una signora amica, produzione del Teatro Stabile di Napoli che inaugura la Stagione del Mercadante. In scena per la prima volta nel ‘63 per la regia di Francesco Rosi, interpretato dalla Compagnia Italiana di Prosa con Lilla Brignone, Pupella Maggio e Giancarlo Giannini, il lavoro appartiene alla poetica della “napoletanità” del teatro di Giuseppe Patroni Griffi che rimase sempre fortemente legato alla sua città. Oggi Francesco Saponaro lo rilegge con intensità, lasciando intatta l’atmosfera dell’immediato dopoguerra nella quale è ambientata la storia e contemporaneamente dandone una lettura più attuale. Un testo non facile, non a caso poco rappresentato, che nella regia di Saponario unisce idealmente Eduardo, Raffaele La Capria, Enzo Moscato. “In memoria di una signora amica” si sviluppa in quattro quadri, quattro serate che si svolgono tra Napoli e Roma, dal 1945 al 1950. Le quattro serate sono il racconto di un conflitto generazionale, tra la memoria delle madri e il futuro improbabile di figli che nutrono ideali costretti a scontarsi con la dura realtà che non fa sconti e non concede nulla ai sogni, alle ambizioni. La fuga da una città amata ma che non offre nulla alla capitale, dove in fondo ci sono solo pietre e non si respira bene come a Napoli… Le storie della protagonista Mariella Bagnoli e delle sue amiche costringono a fare i conti con la guerra, le miserie morali e materiali, con il “destino fetente di nascere napoletani”. Dov’è finita la Napoli degli orti e dei giardini che profumava di menta e gelsomino, la Napoli dove germogliava la vita europea, delle grandi anime che non ci sono più?, si interroga il direttore d’orchestra (Tonino Taiuti). “Nel 1963 – spiega Saponaro – Francesco Rosi, figlio geniale di una generazione lacerata dall’odio-amore per Napoli, mise in scena per la prima volta “In memoria di una signora amica”, a breve distanza dall’uscita del suo film “Le mani sulla città”. È a partire da questa costellazione di riferimenti per nulla trascurabili che affronto, insieme agli interpreti che ho scelto per la loro decisa identità teatrale, questo testo abitato da tante anime, in cui ritrovo la necessità di affondare nella scabrosa attualità del presente senza perdere quell’intenso “respiro di vita e di bellezza” che può ancora salvarci”.

Le musiche originali, suonate dal vivo da Mariano Bellopede al pianoforte, sottolineano voci, sogni, illusioni, delusioni, drammaticità e speranza. Le belle scene e i costumi sono di Lino Fiorito; il sapiente gioco di luci di Cesare Accetta. Bravo e affiato il cast composto da Mascia Musy nel ruolo della protagonista Mariella Bagnoli, Fulvia Carotenuto (Gennara), Imma Villa (Urania e prostituta), Antonella Stefanucci (Margherita e prostituta), Valentina Curatoli (Antonia e prostituta), Edoardo Sorgente (Roberto, figlio di Mariella), Eduardo Scarpetta (Alfredo, amico di Roberto e Pascariello), Tonino Taiuti (il direttore d’orchestra, marito di Gennara), Clio Cipolletta (Pupatella, cameriera e prostituta), Carmine Borrino (Michele, amante di Gennara), Giorgia Coco (Olga, ragazza di Roberto), Giovanni Merano (Un soldato americano), Anna Verde (Ester, moglie di Roberto). Straordinarie le protagoniste così come Taiuti, anarchico e scorbutico direttore d’orchestra, i due giovanissimi attori Eduardo Scarpetta e Edoardo Sorgente. Patroni Griffi, come pochi, è stato capace di rappresentare le aspirazioni, la fame di vita e di rinascita di una generazione distrutta dalla guerra. Il riscatto è possibile ma fuori di retorica e senza moralismi.

Share