Va in scena Jane Austen

Va in scena Jane Austen

Per il NTFI 2019, il 4 e 5 luglio al Teatro Mercadante, Arturo Cirillo porta in scena la prima versione teatrale di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, nell’adattamento di Antonio Piccolo, dal 4 luglio. Ne sono interpreti lo stesso Cirillo (Sig. Bennet e Lady Catherine de Bourgh), Valentina Picello (Elizabeth Bennet), Riccardo Buffonini (Fitzwilliam Darcy), Alessandra De Santis (Sig.ra Bennet), Rosario Giglio (Collins), Sara Putignano (Jane Bennet), Giacomo Vigentini (Charles Bingley), Giulia Trippetta (Charlotte e Caroline Bingley).

Cirillo, perché portare in scena questo celebre romanzo?

«Perché penso che sia una scrittrice con un dono folgorante per i dialoghi. Perché sono affascinato dall’Ottocento, e dal rapporto fra i grandi romanzi di quell’epoca e la scena. Infatti provai un raro piacere, svariati anni fa, ad affrontare uno strano testo di Annibale Ruccello ispirato a Washington Square di Henry James. Perché l’ironia di questa scrittrice, il suo sguardo acuto ma anche distaccato sui suoi personaggi l’amo molto. Perché il mondo della Austen dove apparentemente non accade mai nulla di eclatante, abitato per la maggior parte da creature che stanno abbandonando la fanciullezza per diventare ragazze da marito o giovani scapoli da sposare, mi affascina. Perché questo mondo sociale dove ci si conosce danzando, ci si innamora conversando, ci si confida con la propria sorella perché i genitori sono, ognuno a suo modo, prigionieri del proprio narcisismo, non mi sembra così lontano da noi. La povera e zitella Jane Austen si divertì a sottrarsi a tutto questo mettendolo in scena nei suoi romanzi. Per fare questo si cala nei suoi personaggi/alter ego amandoli e prendendoli un po’ in giro, magari standosene nascosta dietro una tenda ad osservarli, ridacchiando tra sé. Da dietro quella tenda, come nel buio di una quinta, celata agli sguardi altrui ma attenta a non farsi sfuggire nulla di ciò che accade, Jane Austen reinventa la realtà attraverso la sua rappresentazione, ma mai smettendo di essere vera. Come avviene in teatro».

Un nuovo classico, dunque, per il regista e attore partenopeo che questa volta, però, affronta la letteratura d’epoca, sfidando la parola che diventa drammaturgica, per vivere una vicenda che ha nutrito più di una generazione.

 

Share