Volti e parole di donne

Volti e parole di donne

L’ULTIMO LAVORO DI ESTER BASILE SARÀ PRESENTATO IL 19 SETTEMBRE 2020  AL  FESTIVAL “ALCHIMIE E LINGUAGGI DI DONNE” A NARNI

 

Tessitrici sono le donne che narrano. Certo possono essere anche Parche e recidere il filo dell’esistenza, vestali di vita e di morte. Ma prima di recidere il filo, ne hanno prodotto una trama, nella quale si diramano destini e apparenti casualità. Apparenti, come nel caso dell’incontro, del dialogo, dello scambio di vita e pensiero.

Cosa accomuna questa complessa trama di bisso che Ester Basile è riuscita a tessere con studi approfonditi, interviste, incontri e parole? Credo sia la prima domanda che ci si ponga di fronte a questo libro che, come in un gioco di scatole cinesi, fa emergere dagli scritti e dalle memorie di Gabriella Fiori e Margherita Pieracci Harwell, meticolosamente e amorevolmente raccolte dalla Basile, i volti e le parole di altre due donne che hanno segnato profondamente il pensiero occidentale: Simone Weil e Cristina Campo. La risposta che riesco a dare a questa domanda è: la Grazia. La Grazia della ricerca dell’intelletto mai scevro dalle istanze del sentimento, la Grazia della riflessione, della parola che scava l’esistenza e ci consegna un senso più alto per cui vivere e morire. La Grazia della tessitura delle evanescenze memoriali con le tracce presenti e fertili di pensieri e parole fissate nell’orditura di vite che si sono spinte, con coraggio e dedizione, nella ricerca delle verità ultime, le più autentiche e sconcertanti. La Grazia dell’incontro. La Grazia che frantuma la pesantezza e l’oppressione dell’esistenza (la pesanteur, per usare le parole della Weil). La Grazia dell’amicizia intesa come scambio ed edificazione comune di un mondo più vero ed autentico rispetto a quello che ci abbaglia con le sue false parvenze. La Grazia di un percorso in cui pensiero ed esistenza s’intrecciano nella ricerca, mai conclusa, della bellezza, della verità, del bene.

Il corposo volume è un attraversamento in tutto e per tutto dalla Grazia, declinata nelle sue varie e possibili accezioni, e ha il merito, raro e impagabile, di far nascere nelle lettrici e nei lettori il desiderio di partecipare a questa dimensione della Grazia, che è rivelazione. Sacra o laica, poco importa. Hofmannsthal, dalla Campo a lungo studiato, scriveva di epifanie in cui si manifesta, per un istante effimero e prezioso, il mistero, la verità che, appena intuita, scompare di nuovo all’orizzonte, chiedendo allo sguardo di continuare a inseguirla, in un’altra inattesa epifania. Epifanie che si accendono in virtù di parole: le parole di Cristina Campo, così preziose, così cesellate in un cielo abbagliante, e pur nitide, precise, insostituibili. Le parole della Weil che ricerca se stessa e il senso della sua esistenza nella comunione con l’altro, che si fa impegno, sociale, politico, etico.

Ecco emergere la trama più sottile di cui si alimenta la Grazia di questo libro: un senso etico in grado di fondare un nuovo umanesimo, nutrito dell’esperienza di vita e ardore del passato e proiettato in un futuro che ancora, oggi come allora, appare come un miraggio o una Fata Morgana, diafana, eppur manifesta presenza.

Il grande merito di Esther Basile consiste, non tanto e non solo, nel valore delle ricerche compiute, delle interviste effettuate, dei materiali raccolti editi in questo volume, ma nella capacità di scrittura, della sua scrittura, altrettanto implacabile nella lucidità di pensiero e sentimento, in grado di afferrare le immagini che dalla sfera della pura potenzialità diventano presenza ed esperienza da condividere con il presente angoscioso e sfiduciato dei nostri giorni. Non a caso questo libro viene pubblicato in un momento di estrema difficoltà vissuta a tutti i livelli, da quello esistenziale a quello intellettuale, da quello sociale ed economico a quello giovanile. E il messaggio che Basile consegna è un insegnamento, o meglio una trama di insegnamenti di vita, che affiorano dall’esistenza di donne che hanno vissuto momenti non meno drammatici del nostro presente, affrontando periodi storici e realtà di vita, malattia, sofferenza della mente e dei corpi non indifferenti, ma sempre nel segno della resilienza, che credo sia la qualità femminile per eccellenza. E a nume tutelare di questi valori, ritroviamo il volto della madre, Maria Teresa, dedicataria del libro: ella incarna i volti di mille madri, che hanno anonimamente attraversato la storia e di cui abbiamo perso il volto, come anche i volti mutevoli delle mitiche Madri, divinità arcaiche tessitrici di vite e destini, nel nome di quella continuità che è il filo conduttore fra generazioni e voci di donne. E nel volto delle Madri, inafferrabile alla vista, ma intuibile solo attraverso le parole, affiora la loro ardua e intrepida missione che si riassume nella cifra della dedica: tradurre il pensiero in azione, in un impegno esistenziale che non scinde ma unisce, non contrappone, ma integra, non separa ma riunisce i fili intricati e apparentemente, ma solo apparentemente, sfilacciati delle nostre esistenze.

 

Grazia Pulvirenti

 

 

Esther Basile (a cura)

Preziose tessitrici di parole

La scrittura di Gabriella Fiori

e Margherita Pieracci Harwell

Napoli, Homo Scrivens, 2020, pp. 291

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