Voyeur anche sul web

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Il Teatro TRAM di Napoili ha presentato in esclusiva streaming “Nude verità”, progetto originale e inedito. Lo spettacolo è inscenato dalla compagnia Teatro dell’Osso, da un’idea del direttore artistico Mirko Di Martino, con la regia di Vittorio Passaro, che ha anche curato disegno luci e allestimento.

I testi sono di Francesco Rivieccio, Angela Rosa D’ Auria, Michele Danubio e Pat Di Martino. Quattro monologhi, quattro confessioni, per raccontare il rapporto col proprio corpo, la propria identità, la propria sessualità, i condizionamenti subiti dal mondo esterno, crudele, ipocrita, punitivo, che etichetta e cataloga – la fluidità non è nemmeno lontanamente accettata. Una sorta di peepshow psicoanalitico, che vede il pubblico in veste di voyeur che, morbosamente, è invitato a condividere le confessioni dei vari protagonisti attraverso un ideale buco della serratura come quello della locandina dello spettacolo.

La prima pièce è “Eric Live Show”, di Francesco Rivieccio, con Angela Bertamino.

La/il protagonista è Erica, o forse Eric, un Drag King. La scena si svolge in un camerino, dove Erica/Eric si svela, raccontandosi al pubblico, mentre si prepara per il suo prossimo spettacolo, attraverso quello che per lei/lui è una sorta di “rituale”, fatto di binding, contouring, package, ecc., mascheramenti destinati a spiazzare il pubblico: una confessione che scava nel profondo della sua anima, mostrando verità nascoste e inconfessabili.

“Invito a cena” di Angela Rosa D’Auria, con Guido di Geronimo è la seconda pièce. Il protagonista sembra, inizialmente, solo un appassionato di buona tavola e di buon vino, che, utilizzando app di incontri, organizza cene con sconosciuti, dove si intrecciano follemente Eros e Thanatos ma il finale del monologo rivela una sorpresa quasi da noir…

Terza storia: “Abel”, di Michele Danubio, con Vittorio Passaro. Il protagonista, affetto da gimnofobia (la paura di rimanere nudi), racconta la propria sofferenza, chiuso nel proprio appartamento, circondato da quadri e libri, estrema difesa da nemici invisibili che affollano la sua mente. Se la manipolazione della civiltà rappresenta un abuso, non rimane che l’arte: solo gli artisti “entrano nella giungla della loro memoria remota”. Il corpo non mente, un giorno la sua accettazione ci farà superare anche la paura di morire.

Quarta e ultima pièce, “Specchio” di Patrizia Di Martino, con Vincenzo Coppola. Il protagonista è “il maschio di casa”, Achille, che porta il nome del nonno, soggiogato dal padre fascista…Cresciuto secondo questo modello, con giocattoli da maschio per ostentare virilità, si interroga, piuttosto, sulla sua identità: “il mio corpo è un continente sconosciuto”, dice, e solo vestendosi da donna (ma conservando “i propri gioielli”) inizia a piacersi e a sfruttare questa sua natura anche con insospettabili padri di famiglia. Conclude, amaramente, nel finale tragico: “sono libera e viva e sola”.

Lo spettacolo, inizialmente concepito per la fruizione del pubblico in sala, presenta, nonostante il mezzo elettronico, un impatto emotivo. Un buon lavoro, costruito su testi stringati ed efficaci, attori perfettamente in parte, ben diretti, il tutto in un allestimento volutamente scarno che esalta l’interiorità dei corpi.

 

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