“A che servono questi quattrini”. In scena al Parioli

Anthea Principe

Quando si parla di drammaturgia napoletana e si attribuisce il termine “classico” a molti dei testi della tradizione teatrale partenopea, non si sbaglia. Continuano, infatti, a essere rappresentati antichi testi, in tutti i teatri italiani, e non solo. Questa volta si tratta di A che servono questi quattrini di Armando Curcio, in scena al Teatro Parioli di Roma fino al 17 dicembre 2023.

La regia di Andrea Renzi mette insieme nomi napoletani, che ben conoscono il repertorio. Saranno interpreti della divertente vicenda Nello Mascia, Valerio Santoro, Salvatore Caruso, Loredana Giordano, Fabrizio La Marca, Ivano Schiavi. Scene di Luigi Ferrigno, costumi di Ortensia De Francesco, luci di Antonio Molinaro.

Messa in scena per la prima volta nel 1940 dalla compagnia dei De Filippo, A che servono questi quattrini ottenne un clamoroso successo di pubblico. Nel 1942, la commedia venne trasposta sugli schermi cinematografici per la regia di Esodo Pratelli con Eduardo e Peppino De Filippo protagonisti e con, tra gli altri, Clelia Matania e Paolo Stoppa.

La vicenda ruota intorno al Marchese Parascandolo detto il Professore che per dimostrare le sue teorie socratiche, bizzarre e controcorrente, ordisce un piano comicamente paradossale che svela l’inutilità del possesso del denaro.

Una scena

Il protagonista, a metà strada tra un filosofo stoico e un astuto truffatore, non voleva, né poteva, mirare al bersaglio della Grande Economia ma certo l’ordito della sua trama e delle sue paradossali speculazioni sollecitano uno sguardo disincantato (e saggio) sugli inganni della categoria dell’economico, che tutto, oggi, pervade. Il Marchese offre tutto il suo appoggio, dando il suo sostegno speculativo, a Vincenzino, ricco solo del suo entusiasmo e della sua ingenuità, e lo aiuta a capovolgere il suo destino di ultimo, accompagnandolo in una rapidissima ascesa sociale.

“Una favola? Un sogno ad occhi aperti? Può darsi. Ma i temi dell’inutilità del denaro e della dannosità del lavoro, benché calati nella realtà di due famiglie napoletane degli anni ’40, una poverissima, l’altra in apparenza arricchita, riescono, sul filo del paradosso, a incuriosirci ad aprirci nella fantasia strade alternative e a divertire”. 

 

Categorie

Ultimi articoli

Social links

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web