Addio a Franco Cerri, gentleman del jazz

Maresa Galli

Il viso sorridente, l’eleganza informale d’altri tempi in giacca e cravatta, l’inseparabile chitarra “Gibson” al suo fianco: ci ha lasciati Franco Cerri, che ha attraversato un secolo, scrivendo mirabili pagine di musica jazz. Milanese, classe ’26, chitarrista, contrabbassista, compositore e didatta, attivo sulla scena nazionale e internazionale dal ’45, lascia un vuoto incolmabile. Tra le più importanti chitarre jazz del panorama mondiale, caposcuola della chitarra elettrica, dotato di un senso naturale dello swing e maestro di eleganti fraseggi, ha suonato al fianco delle superstar: Billie Holiday, Chet Baker, Django Reinhardt, Dizzy Gillespie, Lee Konitz, Jim Hall, Gorni Kramer, Gerry Mulligan, Stéphane Grappelli, Tullio De Piscopo, Pino Presti.

Favolosi gli esordi della brillante e lunga carriera. Autodidatta, Cerri inizia a suonare la chitarra regalatagli dal padre mentre lavorava come muratore e ascensorista. Nel 1945 entra a far parte dell’orchestra di Gorni Kramer, e intreccia numerose collaborazioni con famosi musicisti e cantanti italiani, dal Quartetto Cetra a Nicola Arigliano, da Bruno Martino a Renato Carosone, da Peter Van Wood a Johnny Dorelli, da Mina a Roberto Vecchioni. Numerose le sue presenze televisive, così come la partecipazione a programmi radiofonici divulgativi. All’attivo cinquanta album tra i quali vanno ricordati 1945-1990 Franco Cerri di jazz in jazz (1990), A Django. En souvenir de Milan (1995), Cerri-Intra Ensemble from Milan to Brussels (1997), Ieri & Oggi (2004), E venia da’ campi che di Cerri sentia (2008).

Per chi non è avvezzo al linguaggio del jazz, Cerri è “L’uomo in ammollo”, volto di una celebre pubblicità della tv italiana degli anni ’70, spot interpretato con autoironia. Per la RAI ha condotto programmi divulgativi sul jazz, dimostrandosi anche abile showman. Alle doti artistiche del musicista vanno sommate quelle umane: comunicativo, cordiale, simpatico, di grande intelligenza, Cerri affascina gli studenti trasmettendo loro, oltre la grande tecnica e sapienza, la positività dell’essere musicisti pur affrontando sacrifici e rigore. Nel 1987, a Milano fonda, con Enrico Intra, la “Civica Scuola di Jazz”. Cerri è stato tra gli innovatori del jazz europeo ed internazionale. Pur confrontandosi e suonando con eminenti musicisti americani ha saputo creare uno stile proprio, nella schiera dei grandi solisti italiani quali Franco D’Andrea, Enrico Pieranunzi, Giovanni e Bruno Tommaso, Dino Piana, Giorgio Gaslini, Gianluigi Trovesi.

Una tragedia ha funestato la vita di Cerri, la morte del figlio Stefano, nel 2000, bassista di livello che ha accompagnato grandi nomi del jazz e del pop rock italiano: Eugenio Finardi, Demetrio Stratos, Alberto Radius, Alice, Rettore, Anna Oxa, etc. Nella sua autobiografia, Sarò Franco, del 2013 (con Pierluigi Sassetti, Arcana Jazz), “memoir in forma aforistica” scrive: “suono la chitarra perché ne sono rimasto affascinato fin da piccolo, mi piace la forma: sinuosa, elegante, qualcosa di molto vicino al corpo femminile. Ma soprattutto il suono mi ha fatto impazzire”.

Il figlio Nicolas, in un post su Facebook, pubblica la foto di tre chitarre e lo saluta così: “le sette note e le tre chitarre salutano con tanto affetto Franco Cerri, grande musicista e grande uomo. Fai buon viaggio, babbo”. Tutta una vita per la musica in un secolo di talenti e profonde innovazioni del jazz, quello prezioso, suonato senza divismi ma con tanta competenza e amore.

 

 

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