Addio all’Amalia Rodriguez napoletana

Maresa Galli

Si è spenta a 78 anni l’ugola d’oro della canzone napoletana classica, per tutti l’Amalia Rodriguez nostrana: Giulietta Sacco, amatissima interprete. Nata a Maddaloni, Caserta, prima di otto figli, fa la gavetta esibendosi in matrimoni e feste di piazza. Nel 1965 firma un contratto per una piccola casa discografica, Euterpe, per la quale incide il suo singolo di esordio, “Se perdono”. Nel 1969 partecipa al Festival di Napoli al fianco di Mario Merola con “Abbracciame”, e da allora è protagonista di tante edizioni della storica kermesse partenopea.

Negli anni ’70 vive il suo periodo d’oro, incidendo album di successo e vendendo anche bene. Nel 1973 è esclusa dalla selezione finale al Festival di Sanremo ma vince per due anni di seguito il premio nella sezione folk. Nel 1975 partecipa a un “Disco per l’estate” con “Profumo di ginestre”, e nel 1977 al “Cantagiro” con “Dicitincelle”. Tra i suoi successi “Tarantella sorrentina”, “Silenzio cantatore”, “A cartulina ‘e Napule”. Fantastici i duetti con Nino D’Angelo con il quale stringe un bel sodalizio artistico. D’Angelo, con cui si esibisce per l’ultima volta in piazza del Plebiscito, a Napoli, per il Capodanno 2002 trasmesso dalla RAI, produce il suo album “Preta ‘e mare”. Insignita nel 1995 del Premio Tenco con gli Almamegretta, con i quali duetta in “Sanacore”, tammurriata dub che miscela musica antica e moderne sonorità, dirada man mano le sue esibizioni per problemi di salute.

Nel 2012 torna in sala d’incisione e registra “Nun’ voglio fuje”, canzone a due voci con Genny Avolio. Artista di immenso talento, è abbastanza defilata: ritenuta poco bella secondo superati canoni televisivi, appare troppo poco in video. Per anni è stato possibile vederla nello show di Concetta Mobili e nelle tv private. Stimata dai colleghi, era nel cuore di Mario Trevi che la considerava come una sorella. Pino Daniele confessava di essere cresciuto con le canzoni dei “veteromelodici”, e di impazzire per Giulietta Sacco; per Renzo Arbore era la “regina dei mandolini”, e per Claudio Villa la “Mina del Sud”.

I grandi autori napoletani hanno scritto per lei, magistrale interprete dal canto viscerale, carnale, melismatico. Tutte le giovani artiste napoletane a venire sono debitrici al talento della regina del fado napoletano. Avrebbe meritato più successo nella sua vita artistica ma rimane nell’olimpo della canzone napoletana accanto a Gilda Mignonette, Maria Paris e alle altre regine nate col dono di una voce che si distingue e che emozionerà sempre.

 

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