Adriano Pantaleo

Anita B.Monti

Adriano Pantaleo
Adriano Pantaleo

 

 IL GIOVANE ATTORE CON FRANCESCO DI LEVA E CARMINE GUARINO HA DATO VITA AL NEST

Due padrini d’eccezione per il Nest Napoli est teatro, progetto socio-culturale, il nuovo spazio teatrale napoletano. Aperto in un quartiere periferico della città: San giovanni a Teduccio, da palestra abbandonata di una scuola, è diventato sala dopo quattro anni di costanza e lavoro fisico. Ci hanno pensato tre giovani artisti napoletani Francesco Di Leva, Adriano Pantaleo e Carmine Guarino, volti noti del nuovo cinema italiano, che hanno poi aggregato il regista Giuseppe Miale di Mauro e gli attori Giuseppe Gaudino e Andrea Vellotti.

Adriano, ci racconti come è nata l’idea?

“Stavamo lavorando con Ennio Fantastichini e Sergio Rubini al film “La stoffa dei sogni”. Ne abbiamo parlato con loro: sono rimasti così entusiasti che ci hanno subito dato la loro adesione. Una presenza che dà spessore e valore alla nostra iniziativa”.

Quanto tempo ci è voluto?

“Armati di cacciavite, pinze e coltelli, quattro anni fa, ci siamo dati da fare con la gente del posto, per recuperare l’uso della struttura, abbiamo costituito il collettivo artistico Nest, e siamo partiti con il progetto in collaborazione con l’associazione “Gioco, immagine e parole”. Ora il vecchio spazio è a tutti gli effetti un teatro, di cento posti, che avrà laboratori e da febbraio a giugno 2015 un cartellone teatrale”.

Un’idea coraggiosa in un momento tanto critico.

“E’ proprio in queste situazioni che bisogna attivare la militanza artistica e culturale. Laddove i teatri chiudono i battenti, Napoli ne apre di nuovi. Abbiamo scoperto che qui i ragazzi non sono mai andati a teatro. Vogliamo creare il pubblico del futuro”.

Tu sei stato interprete di fiction di successo da “Amico mio” a “Casa famiglia” a “Il bello delle donne”, “Tutti pazzi per amore” ed altro. Ti ritieni fortunato?

“Sì, certo. Noi siamo stati fortunati ma abbiamo anche lavorato molto. Proprio quel che vogliamo comunicare ai ragazzi: questo è un mestiere fatto di studio e d’impegno e che, al di là dell’attore, colui che si mostra in pubblico, ci sono molte altre figure indispensabili alla realizzazione di uno spettacolo o di un film”.

Tra le attività in programma, infatti, ci sono corsi di formazione.

“Sono stati attivati laboratori teatrali per i bambini, stage di formazione per attori professionisti e non, coproduzioni con i maggiori stabili italiani, corsi di pittura, di scrittura teatrale e per trucco. Il progetto “Cibarti”, legato al food vuole dare gli strumenti per riconoscere la qualità di ciò che mangiamo”.

Avete avuto finanziamenti?

“Il quartiere è all’erta e solidale, con contributi di diverso tipo, dall’accoglienza alla stampa delle brochure. Dalle istituzioni abbiamo avuto la benedizione e la presenza del sindaco e degli assessori alla Cultura della Regione e del Comune. Per andare avanti, però, continueremo ad autotassarci”.

Sergio Rubini in scena
Sergio Rubini in scena (foto di Angela Sodano)

Fantastichini e Rubini hanno mantenuto l’impegno.

“Naturalmente. E’ stata una grande festa durata due giorni. Sabato 29, Ennio ha inaugurato con la lettura di “La muta” di Tommaso Landolfi. Domenica, 30 Sergio ha presentato “Sud”, il suo spettacolo fatto di versi, parole e musiche”.

Ed Ennio Fantastichini, che cosa pensa dell’iniziativa?

Ennio Fantastichini in scena
Ennio Fantastichini in scena (foto di Angela Sodano)

“Il Nest è come l’8 settembre. Ci sono sempre quando si tratta di fare resistenza e offrire militanza contro il dominio dell’ignoranza. Sono convinto sostenitore di quest’idea. E’ un modo giusto per costruire il futuro”.

 

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