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“Amleto²” è l’istrionico principe di Filippo Timi

Angela Matassa

“Amleto²” è Filippo Timi. La pazzia di Amleto è quella di Filippo Timi. Straordinario come sempre l’attore-autore-regista conquista il pubblico del Teatro Bellini di Napoli, gremito per la seconda stagione.

E 2° è anche il suo principe shakespiriano, presentato quest’anno in una nuova edizione, che nelle sue mani, diventa un pretesto per giocare. E che cos’è il teatro se non un gioco! Un gioco fatto di parole, canzoni, balli, acrobazie e colori.

Si diverte Filippo Timi a interpretare, nello spettacolo “Amleto²” sconvolgendolo e smontandolo, il ruolo del dubbioso principe danese, a volte stanco ed annoiato, a volte pirotecnico ed esuberante. Tanto esuberante. Come i compagni di scena, tutti all’altezza del compito: Marina Rocco, Elena Lietti, Gabriele Brunelli, Mattia Chiarelli, anch’essi straordinari per tempi, recitazione e fisicità.

"AMLETO²" È L'ISTRIONICO PRINCIPE DI FILIPPO TIMI
Una scena 

“AMLETO²” E IL SUO CELEBRE DUBBIO

Stravolgendo tutto, dunque, Filippo Timi crea una scenografia claustrofobica: una gabbia oppure un circo, in cui con l’aiuto delle eccellenti luci di Oscar Frosio crea i diversi momenti della messinscena. Lui, istrionico come sempre, salta fino ad arrampicarsi più in alto che può. Si affaccia attraverso le sbarre per parlare anche al pubblico, che si diverte tanto. Due dei momenti più belli sono quello del più celebre dubbio della storia: “essere o non essere” e quello molto suggestivo dell’annegamento di Ofelia, ripescata e appesa a un filo.

Per il resto, ci si trova catapultati negli Anni Ottanta tra le canzoni della Cuccarini e di Lucio Battisti, tra celebri colonne sonore (Ghost), accompagnati nei piccoli intervalli avanti-sipario da una naturalmente svampita Marylin e anche l’incestuoso fantasma del padre (Marina Rocco) o di un’infelice Ofelia. Presenze o fantasmi della vita noiosa del principe. E per non mancare l’attualità, fuggevolmente, tra un nome e l’altro, Amleto si lascia sfuggire il nome di Vannacci. Ma tant’è: Timi, con la compagnia a fine rappresentazine, ringraziando e salutando gli spettatori entusiasti, dice: “per diventare storici bisogna essere contemporanei”.

Chi volesse trovare in questo spettacolo le parole del Bardo resterebbe deluso. Non lo sarà, invece, chi ama l’istrionismo di uno degli attori più creativi ed esuberanti della scena contemporanea.

Repliche fino a domenica 4 ottobre 2026.

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