Amleto ispira ancora

Renato Aiello

 

La forza di un classico risiede non solo nell’universalità dei temi ma soprattutto nelle possibilità di riproposizione e declinazione che esso offre. L’Amleto di Shakespeare non è da meno, considerando che si tratta di una delle tragedie forse più rappresentate negli ultimi 400 anni, e la dimostrazione è offerta dalla visione dello spettacolo di Giovanni Meola “Amleto (o il gioco del suo teatro)”, in scena al Teatro Tram di Port’Alba a Napoli dall’11 al 13 febbraio 2022.

Gioco è il termine adatto per descrivere la messa in scena e lo spirito di questo adattamento, portato avanti dalla compagnia “Virus Teatrali” e dall’ottimo trio di interpreti, composto da Sara Missaglia, Solene Bresciani e Vincenzo Coppola. Solo tre attori sul palco si alternano nei molteplici ruoli dell’opera del Bardo, da Amleto a Claudio, da Ofelia a Gertrude, passando per Laerte, Fortebraccio e gli amici del principe di Danimarca, Rosencrantz e Guildenstern.

La locandina dello spettacolo

Più che del marcio, c’è del gioco in Danimarca: un gioco di scomposizione e ricomposizione che appare estemporaneo, ma che invece sottende un processo creativo lungo ed elaborato, nonché una precisione coreografata con sapiente ironia. Frutto di un lavoro durato più di due anni, questa drammaturgia ha visto finalmente la luce in scena e ha ritrovato il calore del pubblico in sala, rimasto ad ascoltare gli attori anche dopo la rappresentazione di domenica 13 febbraio. L’Amleto che prende qui talvolta le sembianze di uomo e donna è egli stesso regista, autore, scrittore, e non un semplice appassionato e cultore di teatro, cogliendo al balzo l’occasione della compagnia teatrale a corte per affrontare il Re zio usurpatore, e vendicare così la morte del padre.

Esempio di metateatro per eccellenza, di “play within the play”, espresso al massimo delle sue potenzialità nella sala di Port’Alba. E se nel ‘600 alle donne era vietato recitare, qui ormai assistiamo a un capovolgimento di genere, con una netta predominanza femminile nel terzetto e un Amleto interpretato per molte più battute da una donna. “Sono poi così tanti i misteri, i passaggi oscuri e le cose non dette in questo capolavoro, che diventa inevitabile esplorarli ancora oggi, approfondirli, suggerire nuove strade e interpretazioni”, ha confessato il regista Meola a margine dell’ultimo spettacolo del weekend. E la ricerca caricaturale di Polonio come se fosse un gattino sul palco, non fa che confermare la tesi autoriale appena espressa.

(Foto di Nina Borrelli)

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