ARPAGONE E I SUOI GIOCHI

Angela Matassa

 Si apre mercoledì 14 la stagione del teatro Mercadante di Napoli. “Una prima senza scorta” per magistrati, giornalisti, scrittori, sacerdoti, mamme, cittadini costretti a vivere protetti per aver contrastato e combattuto la criminalità.” E’ l’invito del direttore Andrea De Rosa che riprende l’iniziativa dello scorso anno per il San Fedinando. Insieme, a teatro, senza paura, protetti dalla società civile.

Hanno aderito Umberto  Orsini, Antonio Latella, Tony Servillo, Mario Martone, il sindaco Rosa Russo Iervolino.

L’inaugurazione del catellone è affidata a “L’Avaro” di Molière per la regia di Arturo Cirillo. “L’autore francese – dice De Rosa – ha programmaticamente giocato con i vizi della società dei suoi tempi, mettendo lo spettatore di fronte ai propri limiti, ai difetti che non ama vedere e risonde pienamente al nostro slogan”.

Vizio dominante nel testo, tradotto da Cesare Garboli, è l’avarizia. Non soltanto economica, naturalmente, ma umana e di sentimenti.

Questo è l’Arpagone di Arturo Cirillo, che affronta Moliére per la seconda volta (ricordiamo “Le intellettuali” nel 2006, Premio Ubu). “L’aspetto che mi ha interessato particolarmente – dichiara l’attore-regista – è il rapporto che il protagonista ha con gli altri. Avere una Compagnia con la quale poter rappresentare questo testo è stato un motivo fondamentale perché lo scegliessi. Arpagone non è un carattere intorno al quale ruota tutto il resto, è necessario che ci sia un gruppo di persone. La domanda è: come può un essere così estremo vivere con gli altri? E viceversa?. Quali sono le dinamiche che si scatenano? Scopriamo che tutti hanno bisogno di lui, i tre figli suoi nemici, la giovane amante Mariana, i servi. Di che cosa si occuperebbero se non ci fosse lui, padrone assoluto di sesso e di denaro?. Eppure, in fondo, è solo un capro espiatorio”.

Una commedia che diventa “inquietante”, in cui nessuno sta bene nei propri panni, in cui domina l’ossessione legata al denaro, all’economia che regola le politiche europee, che devia perfino i rapporti familiari, in cui i soldi diventano più importanti dei figli, sono quasi una presenza tangibile, l’ostentazione della ricchezza diventa un’essenza. Lo spettacolo racconta la giornata di un “uomo ossessivo” e nel finale c’è anche un accenno a Napoli.

Tutti i temi presenti nella storia sono stati resi dal regista anche con gli altri elementi che compongono la messinscena: l’ambientazione, innanzitutto. Un lungo corridoio-casa che si scompone e si ribella, in cui tutto viene “ansiosamente” osservato dal padre-padrone. Le musiche moderne (Francesco De Melis), quasi dissonanti, i costumi “non seicenteschi” (Gianluca Falaschi), in cui un colore sfocia nell’altro, le scene (Dario Gessati).

Molière è un autore “attualissimo, –  dichiara Cirillo – perché narra un malessere generale, che riguarda anche il nostro Paese, che però non ha avuto uno scrittore che lo abbia espresso così bene”.

Co-prodotto dallo Stabile delle Marche, lo spettacolo andrà in scena dal 20 ottobre al 7 novembre a Napoli e dal 10 al 14 novembre ad Ancona. Con Cirillo/Arpagone, sono in scena Michelangelo Dalisi, Monica Piseddu, Vincenzo Nemolato, Rosario Giglio, Salvatore Caruso, Sabrina Scuccimarra, Antonella Romano, Luciano Saltarelli.

E per il pubblico giovane, la Compagnia Le Nuvole  ha dato vita a progetto “La sala blu”, dove i piccoli ptranno assistere alla versione dell'”Avaro” adattata per loro.


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