Aspettando i mariti reclusi

Renato Aiello

Il titolo dello spettacolo, Il colloquio, scritto e diretto da Eduardo Di Pietro e andato in scena al Teatro Piccolo Bellini di Napoli dal 24 al 29 maggio 2022, fa riferimento al colloquio atteso per settimane – a volte anche mesi – dalle compagne e dalle madri dei carcerati, angosciate e dimezzate nelle loro esistenze al pari degli uomini in cella. Raramente si immagina questa condizione sospesa, spesso cristallizzata dall’immaginario collettivo nella figura della moglie del boss, nutrita da film e innumerevoli serie tv.

Donne che giocoforza diventano anche loro uomini e figure paterne, data l’assenza dell’uomo di casa (come accade in tante separazioni familiari): spesso risultano violente, di sicuro irascibili e intrattabili. Non sono da meno le tre protagoniste, anzi sarebbe più corretto parlare di protagonisti dal momento che sono tre uomini a interpretarle sul palco: Renato Bisogni, Alessandro Errico, Marco Montecatino esordiscono con il rossetto sulle labbra, si presentano agli spettatori agghindati nei loro scialli e pellicciotti appariscenti, tutti provvisti del classico bustone a quadroni delle massaie napoletane.

Le scintille scoppiano subito, i caratteri esuberanti non lasciano dubbi sull’evoluzione del loro rapporto, e tra le due navigate spicca la nuova arrivata, ingenua fin dall’abbigliamento, per non parlare del contenuto della sua busta. I suoi sogni di attrice condannata a un lavoro di estetista, e presto anche a quello di ragazza madre perché incinta, sono smontati dalle altre due in fila come lei, rassegnate ormai alle stesse catene che privano i loro uomini della libertà.

La maternità affrontata nei loro discorsi fa pensare a un cordone ombelicale che li lega invisibilmente ai loro compagni, un legame che però non nutre, non dà vita, bensì strozza, piega desideri e ambizioni, soffoca la voglia di cambiamento e le condanna a un limbo dantesco senza fine.

La felice intuizione della drammaturgia, vincitrice del Premio Scenario Periferie 2019, sta proprio nell’aver raccontato un trittico femminile con interpreti maschili fisici, a tratti violenti, persino proponendo un colloquio in cui la più naif delle tre si confronta col compagno galeotto e con la guardia giurata inflessibile. Le tre infelici e sventurate si ritroveranno poi sotto un ombrello grande abbastanza per riparare solo le loro teste dalla pioggia, mentre l’attesa prosegue come nel “Godot” di Beckett.

 

 

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