Il suo esordio a teatro. Per poi concedersi a cinema e tv, a suo dire “meno faticosi”. Lo vedremo prossimamente nella sua amata Napoli al Teatro Troisi e al Teatro Acacia con “Mi dimetto da uomo”. In tv prossimamente sulla Rai con “Gloria 2” al fianco della Ferilli, e poi con il suo successo cinematografico “Il mio regno per una farfalla”. L’eclettico figlio del Vesuvio è Sergio Assisi, che si racconta ai microfoni di ENNETI – Notizie Teatrali, definendosi un napoletano ‘atipico’.
Nei prossimi mesi torna a calcare le scene dei teatri partenopei. Che rapporto ha con Napoli?
“Il rapporto con la mia città natale è paragonabile a quello di tutte le grandi storie d’amore”.
Ci spieghi.
“Fatto di odio e amore. Perché le cose grandi sono talmente forti e complesse, che non si possono amare solamente. C’è sempre qualcosa che non va, che stride con quello che vorresti. E allora o ti adatti o lotti. Il mio è un lottare anche attraverso la mia napoletanità che io definisco diversa, atipica”.
In che senso?
“Nel senso che è un po’ diversa dalla peculiare napoletanità a cui il pubblico è abituato, è meno classica e più ricercata”.
Ma è contento di tornare a recitare nei teatri napoletani? La vedremo al Troisi e all’Acacia con “Mi dimetto da uomo”, di cui è anche regista.
“Assolutamente sì. Lo spettacolo nasce da una bozza di romanzo che avevo. È un escamotage per raccontare pezzi della mia vita, della vita di un artista, di una persona normale, che si scontra con i temi della vita in cui tutti incappiamo. L’escamotage comico è quello di mettere accanto a me un attore comico, Giuseppe Cantore, che rappresenta l’altra parte di me. La parte inconscia, nascosta, che si differenzia dal resto. Perché quello che abbiamo dentro è sempre distante da quello che siamo, quello che vogliamo differisce in sostanza quasi sempre da quello che poi facciamo. In pratica è un viaggio all’interno della vita di una persona attraverso il racconto anche di temi sociali con un po’ di surreale e toni ironici. Uno spettacolo per tanti, ma non per tutti”.

Cioè?
“L’esperimento consiste nell’offrire non quello che il pubblico si aspetta, ma qualcosa di diverso. Qualcosa che possa far sorridere ma anche riflettere, che poi è lo scopo fondamentale del teatro”.
Per uno cresciuto ‘a pane e teatro’ come lei, il palcoscenico rimane il primo amore?
“Ovviamente sì. Ho preso un’enorme pausa dal teatro poi, perché è tanto bello quanto faticoso. Fisicamente e mentalmente, perché il teatro è catartico. È meno finzione del cinema. Al cinema ogni giorno cambi scena, il teatro è ripetitivo. Ogni sera c’è un pubblico diverso, ma fondamentalmente ti ripeti. Quindi primo amore sì, ma non unico. Non riuscirei a fare teatro per lunghissimi periodi, occorre differenziare per provare sensazioni diverse. Adesso infatti sono su altri progetti”.
Assist perfetto per chiederle del cinema. Sta lavorando ad un nuovo film, esatto?
“Sì. Anche se si tratta di qualcosa di non ancora completato. Sarà una commedia, io scrivo sempre testi di commedie e non di drammi. Oggi purtroppo i drammi sono già accanto a noi nella vita di tutti i giorni, quindi evito. Del resto è sempre più difficile far ridere che far piangere. Provo quindi a far sorridere le persone. Tornando al film in lavorazione, non c’è ancora un titolo definitivo. Si tratta di una commedia corale, tanti attori quindi, tutti bravi, non un solo protagonista. È una sorta di favola, di storia romantica. Ma che soprattutto va a sottolineare la fiducia in se stessi. Posso aggiungere che prossimamente la Rai trasmetterà il mio film ‘Il mio regno per una farfalla’, che è appunto una commedia, una favola d’amore”.
Dal cinema alla tv, alla fiction. Attualmente e è sul set.
“Inizierò a girare ‘Gloria 2’ con la Ferilli per Rai1, un bel progetto. Poi, come già detto, quest’inverso sarò a Napoli girando per teatri”.
Oltre a lavorare, quando viene a nella sua città segue ancora la squadra calcistica? Non tutti sanno che lei ha giocato nelle giovanili del Napoli.
“Vero, bei ricordi. Diciamo che mi appassiona ancora molto il calcio, ma con limiti diversi. Prima seguivo di più, ero più dentro, sia praticamente che emozionalmente. Seguo sempre la squadra, ma con una maggiore serenità”.
Quindi va bene se perde il Napoli?
“No, mi dispiace sempre. Solo un po’ meno rispetto a qualche anno fa.
