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Biennale Danza chiude nel segno dell’emozione e dell’arte

Andrea Di Maso

Il tempo non esiste, e nemmeno i confini. Si è conclusa con un’intensa serata affidata alla compagnia WINNDance la ventesima edizione di Biennale Danza, un percorso capace di attraversare geografie, culture e linguaggi coreografici, confermando Venezia come crocevia della danza internazionale. Un’edizione vibrante, ricca di emozioni, incontri e visioni, che ha portato in laguna artisti provenienti dalla Francia, dall’Italia, dal Madagascar, dalla Norvegia, dagli Stati Uniti fino alle comunità aborigene dell’Australia, in un dialogo continuo tra tradizioni e sperimentazione.
A suggellare questo viaggio è stato “Scirocco”, spettacolo in due parti – Death in Venice e Bridge of Sighs – della compagnia tedesca WINNDance, fondata da Slava Tutukin e Marijn Rademaker. Un progetto unico nel panorama internazionale, che riunisce esclusivamente danzatori professionisti over 40: interpreti che hanno scritto pagine importanti della storia del balletto e della danza contemporanea e che trasformano l’esperienza in un valore artistico, dimostrando come maturità, tecnica e profondità espressiva possano fondersi in un linguaggio di straordinaria intensità.

DEATH IN VENICE

La prima parte, “Death in Venice”, prende ispirazione da La morte a Venezia di Thomas Mann senza seguirne la narrazione. Al centro c’è lo Scirocco, il vento caldo proveniente dal Sahara che raggiunge Venezia alterando luce, percezioni e certezze. È una riflessione coreografica sull’identità, sul desiderio e sulla libertà creativa, in cui i corpi sembrano sospesi tra memoria e trasformazione. La danza diventa uno spazio di ricerca interiore, elegante e intensa, accompagnata da costumi firmati BOSS che contribuiscono a costruire un’estetica raffinata e contemporanea.

BRIDGE OF SIGHS

Con “Bridge of Sighs” il viaggio prosegue idealmente oltre, trasformando il celebre ponte veneziano in una metafora del passaggio, dell’incontro e della possibilità di costruire connessioni. La coreografia amplia il dialogo tra individui e comunità, tra passato e futuro, restituendo un finale di grande forza evocativa nel quale il movimento supera ogni barriera e celebra la capacità della danza di unire esperienze, età e sensibilità diverse.
Il caloroso applauso del pubblico ha salutato la conclusione di una Biennale che, sotto la guida di Sir Wayne McGregor, ha ribadito la propria vocazione internazionale e innovativa. La recente conferma del coreografo britannico alla direzione artistica anche per il 2027 e il 2028 rappresenta un segnale di continuità per un progetto che continua a guardare avanti, facendo della contaminazione tra culture e linguaggi la propria cifra distintiva.
Se il tempo, come suggerisce il titolo di questa edizione, non esiste, allora anche i confini possono dissolversi. Time does not exist, Borders don’t exist. E la danza, ancora una volta, ne è stata la prova più autentica.
Le foto sono di Andrea Avezzù

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