Bizet incanta il San Carlo

Maresa Galli

Un momento dell’opera

Oscurata ingiustamente dalla superba “Carmen”, Les pécheurs de perles di Georges Bizet è opera raffinata e di notevole scrittura musicale, ammirata da Berlioz, Gunod, Brahms. Mancava dal teatro San Carlo di Napoli dal ’59 e torna oggi a chiusura della stagione lirica 2011-2012, nella versione originale francese con sottotoli in italiano. Firma la regia Fabio Sparvoli, già assistente di Strehler, con un allestimento del Verdi di Trieste; le scene sono di Giorgio Ricchelli, le coroegrafie di Annarita Pasculli, i costumi di Alessandra Torella. Gabriele Ferro dirige l’orchestra sancarliana; nel cast, Patrizia Ciofi (Léila), Dmitry Korchak (Nadir), Dario Solari (Zurga) e Roberto Tagliavini (Nourabad). Il luogo dell’azione, in origine il Perù, diviene l’India, Cylon, isola nella quale si crede nella reincarnazione – un Oriente immaginario, un luogo che evoca civiltà del passato e un futuro incerto per un popolo sottomesso al potere dispotico di Nourabad. “Più che dallo scontro delle passioni – spiega il regista – la storia è mossa dalla religione” (ricadrà sul popolo il castigo di Brahma), e il coro somiglia ai talebani quando lapidano la donna. La musica è ricercata, raffinata, e l’esecuzione è volutamente leggera, naturale, per evitare enfatizzazioni di elementi già presenti nella partitura musicale, come sottolinea nell’ottima direzione Ferro, recentemente premiato per l’Opera migliore eseguita in Germania (la Sonnambula), capace come pochi di valorizzare la finezza dei fraseggi e dei cromatismi, gli intrecci vocali. Una lettura moderna, con belle scene evocative che rifuggono l’esoterismo di maniera. Ben diretto il coro da Salvatore Caputo, notevole Roberto Tagliavini, molto bravo “Zurga” (Dario Solari), brava in crescendo la Ciofi, delicato Korchak innamorato soave. Passione, sensualità, esotismo, morte, fatalità caratterizzano, in una gamma cromatica di sentimenti forti, il bel lavoro di Bizet che andrebbe riproposto insieme con altre preziose partiture poco rappresentate.

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