Presenterà il suo ultimo romanzo sabato 4 ottobre 2025. Edgar Borges sarà presente a Napoli alle ore 18,30 presso la Biblioteca di Palazzo Reale, in Sala Rari, nell’ambito del Campania Libri Festival – la fiera dell’editoria a Napoli.
Il suo libro s’intitola Gli espulsi, edito da inKnot Edizioni ed è dedicato al mondo dell’infanzia, al ruolo dei bambini e al loro potere di ribellione. I tre giovani protagonisti del romanzo, fuggono verso l’orizzonte e nessuno li rivedrà più.
Nato a Caracas nel 1966 e residente in Spagna dal 2007, Edgar Borges si muove tra sperimentazione letteraria e impegno sociale.
Signor Borges, che cos’è l’ignoto per un bambino?
“Un bambino non dovrebbe conoscere la mancanza di stupore. L’abitudine dovrebbe essere qualcosa di sconosciuto per lui. L’indottrinamento, il maltrattamento, la violenza, il cinismo. Un bambino ha il diritto di essere radicalmente creativo”.
Come può affrontarlo?
“Un bambino non dovrebbe dover affrontare nulla, dovrebbe solo vivere l’infanzia. Siamo noi adulti a doverci occupare della sua sicurezza, a creare meccanismi che garantiscano un’infanzia sana. L’idea dovrebbe essere quella di rompere ogni schema di indottrinamento affinché i bambini diventino adulti sani mentalmente, fisicamente e spiritualmente. Bisogna spezzare la catena della vendetta. Che il mio trauma non diventi il trauma di un altro”.
Lei afferma che l’infanzia è la ribellione definitiva. In che senso?
“Nell’infanzia risiede il grande potere dell’essere umano. Un bambino che si ribella sarà un adulto difficile da sottomettere. Tutta la potenza del bambino che immagina e osa dovrebbe essere custodita. È come il fuoco che portiamo dentro. Il bambino, senza dubbio, è fuoco, è salto, è volo. Tuttavia, se la sua forza viene addomesticata, diventerà un adulto spento. Quello che io chiamo “un adulto murato”. Qualcuno che ha voce e voto, ma non pensiero. Dobbiamo proteggere la ribellione del bambino per avere un mondo libero dagli indottrinamenti”.
Non tutte le “infanzie” del mondo sono uguali, però.

“Certo, l’infanzia dipende dalla cultura e da molti fattori locali. Ma mi piace pensare allo sguardo universale del bambino. Quello sguardo che attraversa confini e paradigmi. Ma questa idea, purtroppo, nel pieno del XXI secolo, resta ancora un’utopia. Come possiamo chiedere ai bambini palestinesi di immaginare altre possibilità se ogni giorno subiscono bombe? Eppure, anche nella tragedia, il bambino immagina. Questo conferma il grande potere dell’infanzia. Un potere capace di sopravvivere alla crudeltà di un genocidio”.
Che ruolo gioca la letteratura nell’aiutarci a diventare consapevoli della vita?
“La letteratura ci sconvolge, abbatte muri e ci sveglia dal torpore dell’abitudine. Credo che questo sia già molto. Chiudere un libro e chiederti: chi mi ha rinchiuso in questa versione della realtà?”.
(In copertina foto di JoseÌ Luis Roca)
