Brancaleone: il Medioevo rivisto e (s)corretto di Monicelli

Alberto Tuzzi

XI secolo, Italia Centrale. Brancaleone da Norcia (Vittorio Gassman), fanfarone in cerca di gloria e belle fanciulle, parte da Faleri per prendere possesso del feudo di Aurocastro in Puglia con la sua sgangherata compagnia di ventura, composta da Abacuc (Carlo Pisacane), Pecoro (Folco Lulli) e Mangold lo svedese (Ugo Fangareggi). Dopo mille avventure, come l’arrivo in una città deserta per la peste, l’incontro con una vedova impaziente (Maria Grazia Buccella) e con il bizantino Teofilatto (Gian Maria Volontè), il salvataggio di Matelda (Catherine Spaak) dai briganti, l’assalto dei pirati saraceni, l’improbabile armata si salva seguendo Zenone il santone (Enrico Maria Salerno) in Terra Santa.

Vittorio Gassman nei panni di Brancaleone

Con “L’armata Brancaleone” (1966) di Mario Monicelli, la commedia all’italiana fa un salto indietro nel tempo, trasportando il pubblico nel Medioevo. Il regista realizza un’intelligente e originale ricostruzione nazionalpopolare di un pezzo di storia italiana, offrendone un’immagine grottesca ed eroicomica, antitetica alla consueta visione hollywoodiana. Monicelli mostra un Medioevo realistico, dove regnano povertà morale e materiale ma rivisitato con ironia, adottando soluzioni di pura e dissacrante comicità. Scritto dal regista con Age (Agenore Incrocci) e Furio Scarpelli, il film è un po’ la summa della “filosofia” di Monicelli, già esplicitata nei suoi film precedenti: retorica antieroica, parodia del genere picaresco e avventuroso, la storia riletta come vicenda di piccoli uomini. Con la fedele coppia di sceneggiatori, Monicelli attinge ad autori e poemi cavallereschi e a classici della cultura popolare, dal Pulci al don Chisciotte, dal teatrino dei pupi siciliani a Gargantua e si ispira a film come la “Sfida del samurai” (1961) di Kurosawa, in particolare per il trucco e l’armatura di Gassman e “Francesco, giullare di Dio (1950), di Rossellini, per un’immagine del Medioevo misero ed essenziale.

Locandina del film

Personaggi buffoneschi e situazioni parodistiche s’alternano in un racconto, a volte disorganico, ricco di trovate pirotecniche, in una bellissima cornice figurativa e cromatica, grazie ai costumi e alle scenografie di Piero Gherardi, alla fotografia di Carlo De Palma, alle musiche di Carlo Rustichelli (con la celebre “Marcia”) ed ai bellissimi titoli animati di testa e di coda di Giulio Gianini e Emanuele Luzzati. Sulla schermo le divertite e divertenti interpretazioni dei memorabili Gassman, sbrindellato Brancaleone, Volonté, elegante e malefico Teofilatto, e Salerno, il santone Zenone dalla voce stridula, accompagnati da una schiera di straordinari caratteristi, che rappresentano sempre uno dei punti di forza del cinema italiano.

Il tutto è tenuto insieme da un’originale mistura lessicale, tra latino maccheronico e “volgare” goliardico, che costituisce un ulteriore motivo di successo presso pubblico e critica. Mario Monicelli con “L’armata Brancaleone”, capolavoro di fantasia e di vis comica, realizza il suo film più originale, raggiungendo una delle punte più alte del cinema popolare italiano, in cui Gassman interpreta forse il suo personaggio più famoso. Il film nel 1970 è seguito “Brancaleone alle Crociate”, che riscuote un buon successo, anche se non arriva all’altezza del primo capitolo.

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