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Caiazzo: con “Un ponte per due” in giro per l’Italia

Danila Liguori

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Per la prima volta con uno spettacolo che esce fuori dai confini territoriali respirando un’aria più “nazionale”, Paolo Caiazzo sarà in scena dal prossimo 27 novembre 2025 al Teatro Acacia di Napoli con “Un ponte per due”, di cui è anche regista. Si tratta di uno spettacolo scritto a quattro mani con Antonello Costa, con cui condividerà anche la scena.

 A breve in “Un ponte per due” all’Acacia.

“Si tratta di uno spettacolo nato assolutamente in maniera casuale. Ho rincontrato Antonello Costa dopo quasi 25 anni a una conferenza stampa e dopo, davanti a una pizza a Napoli, abbiamo avuto l’idea di una ‘follia a due’. Così nasce, in maniera alquanto improvvisata, l’idea di dividere il palco. Il tutto poi si è ingrandito e ci ha portato in giro per l’Italia. Per me è la prima volta che esco dai confini regionali per andare in giro per l’Italia tra Roma, Milano, Torino e altre città, con una previsione di circa 60 repliche per quest’anno e altrettante per l’anno prossimo probabilmente. Esiste poi  la possibilità che porteremo lo spettacolo anche a Londra, città in cui è ambientata la commedia, per i nostri concittadini che lo desiderano”.

Come si è trovato oltre i soliti confini?

“Avevo già l’idea di scrivere cimentandomi con un testo che non fosse strettamente napoletano o comunque diretto e plasmato per la comicità partenopea, ma più bilanciato per essere portato in giro per l’Italia. Del resto io e Antonello siamo anche di due regioni differenti, per cui abbiamo deciso di ambientare la storia oltre i confini italiani. Così nasce la storia che ci siamo inventati”.

Foto di scena di ‘Un ponte per due’

Di cosa parla la commedia?

“La storia parla degli sconfitti dalla vita che trovano la possibilità di avere una rivalsa. Di due cinquantenni disperati che si ritrovano in piena notte sul Tower Bridge di Londra con l’insana voglia di tentare un tuffo nel Tamigi. Si tratta di due uomini lontani dagli affetti e un po’ sconfitti dalla vita sia sotto l’aspetto umano che quello lavorativo. Durante la commedia, tra varie interruzioni, decideranno di tuffarsi insieme, ma con calma. Vale la pena di cogliere l’occasione e di continuare quella piacevole ed ultima chiacchierata. Si confessano così in maniera sincera e profonda e, per esorcizzare le proprie disgrazie, le raccontano come una esilarante gara di sfiga con un happy ending. Emergerà perciò che forse la voglia di tuffarsi non ce l’aveva realmente nessuno dei due, ma avevano semplicemente desiderio di sfogarsi con una persona amica”.

Nel vostro testo si affrontano temi di assoluta quotidianità come la disperazione, le difficoltà economiche e personali quando si è lontani da casa, la voglia di rivalsa. Quanto è importante che il teatro affronti tematiche del nostro quotidiano?

“Dico sempre che alla base della comicità c’è la difficoltà. Se così non fosse, gireremmo sempre intorno ai soliti argomenti della commedia, dall’infedeltà alla caratterizzazione spinta. Questa che proponiamo è invece una storia umana, più che una commedia amo definirla spettacolo teatrale comico”.

Qual è la differenza?

“E’ molto sottile, ma si diversificano sia per allestimento che per luci, per tematiche e interpretazione. L’eccessiva comicità quasi irretisce il pubblico, che vuole vedere l’evoluzione della storia e capirne le motivazioni, magari anche rispecchiandosi nel momento di sconforto che vivono i protagonisti in scena e la relativa consapevolezza di trovare una via d’uscita, caratteristica tipica napoletana”.

Continuerà a teatro per i prossimi mesi?

“Sì, sono ancora in giro con ‘I promessi suoceri’ e continuerò ovviamente con ‘Un ponte per due’ che, come dicevo prima, rappresenta la mia prima volta in cui mi cimento con un testo e un pubblico che non siano quelli di casa. Un banco di prova che ho fortemente voluto insieme ad Antonello”.

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