Calenda e l’impetuosità surreale di Ionesco

Angela Matassa

Ha firmato centocinquanta regie fra teatro e cinema nella sua lunga e felice carriera, non dimenticando mai qual è il vero senso e il ruolo del teatro. Antonio Calenda torna a Napoli, al Teatro Sannazaro dal 2 al 4 febbraio 2024, con La lezione di Eugène Ionesco, padre dell’assurdo, che parla ancora oggi.

Signor Calenda, ha compiuto qualche operazione sull’originale?

“Si tratta di un testo con grandi capacità metaforiche, sembra concepito ai nostri giorni. Contiene un’allusività di quel che c’è attorno a noi. L’ho sviscerato in questo senso. Ha una tale polivalenza espressiva che risulta attuale. Ionesco nel rappresentare l’impetuosità surreale, sembra ritrarre la violenza, il razzismo, l’inespressività, la cultura bassa che cerca di imporsi su quella alta, che caratterizzano il nostro presente”.

Un testo profetico, oggi si direbbe distopico.

Ionesco. La lezione

“Infatti. Se pensiamo che è stato scritto nel dopoguerra, quando ancora non si sapeva niente dello sterminio nei campi di concentramento, è di un’esplosiva attualità”.

Secondo lei, l’assurdo della realtà ha superato la fantasia?

“La realtà ormai supera l’irrealtà, condizionata da se stessa. La fantasia non ce la fa più a discriminare, nell’insensatezza, che ci circonda, sul piano culturale, sul piano della Storia, che è ormai un buco nero”.

Lei ha conosciuto Ionesco?

“Ho avuto questo onore. Da universitario, con Proietti e Degli Esposti. Venne all’Ateneo di Roma a presentare la sua opera omnia. Gli chiesi perché scrivesse dell’assurdo. La risposta mi stupì: ‘Perché mi fai questa domanda. Voi avete un autore più importante, Achille Campanile’. Non lo conoscevamo ancora, ma mi stuzzicò. Infatti ho rappresentato otto volte le sue opere”.

Lei ha messo in scena testi di ogni genere. Letterari e drammaturgici. C’è qualcosa che non le interessa?

“Il teatro dell’intrattenimento, del non-pensiero. Quello che fa di-vertire, cioè che allontana. Il compito del teatro, invece, è quello di avvicinare al tempo che si vive. All’epoca dei Greci, il teatro era diviso fra i tragici, che pensavano all’essere, e le grandi commedie, che si occupavano dell’esistere, dei problemi della città. Anche oggi dovrebbe essere così, altrimenti quel che si fa è altra cosa”.

Che rapporto ha con i giovani?

“Credo molto in loro e a tal proposito, ho aperto a Roma il Teatro Basilica, un luogo, dove possano lavorare, avere lo spazio che non trovano altrove, dove possano esprimersi liberamente”.

Lei è un po’ napoletano d’adozione.

Ionesco. La lezione

”Napoli mi seduce da sempre. Mi sento parte della sua storia. Vi si respira l’aria di grandezza della Magna Grecia”.

Sarà al Sannazaro, lo storico teatro di Luisa Conte.

“Cerchiamo di onorare questa sala e i direttori Lara Sansone e Sasà Vanorio, che propongono un repertorio di tradizione popolare con punte di alto livello”.

Da regista, una parola sugli attori.

“Sono un terzetto di qualità. Con Nando Paone ho lavorato a Siracusa ed è nato un bel sodalizio. Daniela Giovanetti e Valeria Almerighi non sono da meno”.

 

Categorie

Ultimi articoli

Social links

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web