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Capasso: “Fare teatro è parlare d’amore”

Angela Matassa

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Attore, regista, interprete teatrale, Roberto Capasso, passa dalla farsa napoletana a Copy e Molière con disinvoltura. Attualmente è docente presso la Scuola di recitazione dello Stabile partenopeo, diretta da Arturo Cirillo, per il secondo anno.

Capasso, che cosa insegna ai futuri attori?

“In particolare la tradizione drammaturgica napoletana. Proprio per questa mia esperienza teatrale Arturo Cirillo mi ha voluto nel gruppo docente”.

In particolare di quali autori parla?

“Il primo anno ho dedicato le lezioni ai fratelli De Filippo. Tutti e tre hanno scritto per il teatro. Anche i lavori di Titina sono interessanti. Quest’anno, invece, punto sulle opere di Petito e Scarpetta. E collaboro, inoltre, a un lavoro su Moscato che sta conducendo Cirillo. Per il terzo e ultimo anno del ciclo, ho pensato a Viviani”.

“Miseria e Nobiltà”, regia di Arturo Cirillo

Gli scritti sono tutti di Napoli?

“No. Su 300 giovani provenienti da tutt’Italia, ne abbiamo selezionato 14, solo la metà è campana”

E come se la cavano gi altri con il vernacolo?

“Per avvicinare gli allievi alla nostra lingua, ho cominciato con i testi di Eduardo, conosciuto nel mondo e comprensibile un po’ da tutti. Il suo è un linguaggio universale”.

Riscontra differenza tra gli allievi della nostra regione e gli altri?

“Sì. Hanno tutti la stessa passione, la serietà, ma il napoletano ha una marcia in più. Lo sappiamo, il fare teatro è nel nostro Dna”.

Che significa per lei fare teatro?

“La funzione del teatro è anche di approfondire la vita. Sedurre, conquistare. Mostrare che esiste l’amore. Ricordiamocelo”.

Il suo sodalizio con Cirillo è pluridecennale. Che cosa vi unisce?

“E’ così, lavoriamo insieme dal 2002. Personalmente venivo da un tipo di teatro che Arturo, pure se napoletano ma con un respiro ampio, non aveva affrontato. Ho lavorato con Nuccia Fumo, Mario Scarpetta, Tonino Taiuti, Luigi De Filippo, Pier Paolo Sepe, Annamaria Ackermann. Ecco, lui cercava uno sguardo nuovo verso la tradizione. Il lavoro di aiuto regista, poi, ci ha molto avvicinati. In tutti questi anni, Arturo Cirillo mi ha come plasmato e mi ha stimolato ad occuparmi pure di regia”.

Una bella esperienza, certamente. Ma lei insegna recitazione anche in altri laboratori.

“Sì. In uno spazio nel Comune di San Giorgio a Cremano, L’altro teatro, è accolto chiunque e di qualunque età, voglia avvicinarsi alla scena, non solo per imparare la recitazione, ma per i motivi più vari. Qui ho la sensazione di creare gli spettatori”.

“Pacchiello venditore ambulante di taralli grandi grandi e guai neri neri”

E poi, ci sono i progetti che la vedono in scena come interprete e regista.

“Anche quest’anno gireremo con “Don felice Sciosciammocca creduto guaglione ‘e n anno” di Antonio Petito. Con “Pacchiello venditore ambulante di taralli grandi grandi e di guai neri neri” di Pasquale Ferro. E ancora, con La Stazione di Umberto Marino per la regia di Gianmarco Cesario. Poi, sono stato coinvolto da Casa del Contemporaneo in un progetto su La Cantata dei pastori. Inoltre, farò una lettura drammatizzata per la presentazione del libro di Pasquale Ferro I racconti di un cane camorrista il 15 novembre”.

(In copertina Don felice Sciosciammcca creduto guaglione e n’anno”

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