Carlo Cecchi torna a Eduardo

Redazione

Carlo Cecchi torna a Eduardo. Con il suo stile unico, provocatorio e a volte paradossale, l’attore porta in scena due pièce del Maestro, del quale ha affrontato altri testi e che ha amato per la capacità di descrivere l’amarezza e il realismo della vita, la sua capacità di graffiare anche con una sola, fulminea invenzione paradossale.

Da giovedì 23 a domenica 27 febbraio 2022, sarà in scena al Teatro Nuovo di Napoli Dolore sotto chiave/Sik Sik l’artefice magico, Riflessione sul mondo del teatro come metafora della vita, ruolo che l’arte drammatica non ha mai perduto. Con Cecchi, interprete e regista dello spettacolo, recitano Angelica Ippolito, Vincenzo Ferrera, Dario Iubatti, Remo Stella, Marco Trotta.

Il lavoro di Cecchi mette in scena due storie scritte a molti anni di distanza l’una dall’altra, che si legano fluide come due atti di un unico spettacolo. Sik-Sik l’artefice magico, atto unico scritto nel 1929, “Come in un film di Chaplin” – dice Carlo Cecchi – “è un testo immediato, comprensibile da chiunque e nello stesso tempo raffinatissimo. L’uso che Eduardo fa del napoletano e il rapporto tra il napoletano e l’italiano trova qui l’equilibrio di una forma perfetta, quella di un capolavoro.” Scene e costumi Titina Maselli, realizzazione scene e costumi Barbara Bessi, luci Camilla Piccioni, musica Sandro Gorli.

Una scena (foto di Filippo Ronchitelli)

Con più di 450 repliche solo a Napoli, lo spettacolo ebbe un successo enorme. Eduardo reinterpretò Sik-Sik alla fine della sua carriera; recitò per l’ultima volta al Teatro San Ferdinando di Napoli nell’aprile del 1979 e nel 1980, al Manzoni di Milano, affiancato dal figlio Luca e da Angelica Ippolito, si ritirò dalle scene dopo cinquant’anni di carriera.

In Dolore sotto chiave torna in scena il tema della morte, affrontato da Eduardo in tante sue opere, in chiave comica, seria o semiseria: da Requie a l’anema soja, al primo atto di Napoli milionaria! Fino al parodistico funerale dell’ultimo lavoro, Gli esami non finiscono mai. In Dolore sotto chiave questo tema non è poi così centrale come potrebbe sembrare, la morte non è la protagonista della vicenda. Scene Sergio Tramonti, costumi Nanà Cecchi, luci Camilla Piccioni

A tenere la scena non sono le conseguenze della morte di Elena, ma una vita che non è più vita proprio perché qualcuno ha deciso di sottrarre quell’evento alle sue leggi naturali. La morte fa il suo corso – sembra dire Eduardo – portando con sé un carico di lutti, ma all’uomo non resta che affrontarla, perché anch’essa fa parte della vita e cercare di negarla, di non riconoscerla, significa negare la vita stessa.

 

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