Casagrande: “I giovani, la chiave di un futuro sostenibile”

Danila Liguori

Solo i ragazzi, con le loro mille domande e una buona dose di ingenuità mista a buon senso, possono salvare il nostro pianeta”. Così l’attore partenopeo Maurizio Casagrande, in scena dall’1 al 4 febbraio al teatro Cilea di Napoli con il suo nuovo spettacolo, da lui scritto a quattro mani con Francesco Velonà e presentato da Italia concerti, “Il viaggio del papà”.  Con lui, anche Ania Cecilia, Michele Capone, Giovanni Iovino e la performer Arianna Pucci.

Giovedì prossimo al Cilea il debutto del suo ultimo spettacolo “Il viaggio del papà”. Ci racconti.

“Questo lavoro ha due punti chiave. Il primo è sì il racconto del rapporto padre-figlio, che in realtà è una metafora. La metafora della società moderna, divisa tra chi si fa troppe domande, talvolta anche un po’ stupide, e chi crede invece di sapere tutto. La metafora di chi crede quindi di avere la conoscenza assoluta e di chi invece è inesperto, ma spesso ha la chiave di volta per la risoluzione di un problema”.

Parliamo di un problema in particolare?

“Sì. Mi riferisco al disastro ambientale che stiamo vivendo negli ultimi anni. Lo spettacolo è il ‘pretesto’ per poterne parlare. Ma, e qui arriviamo al secondo punto chiave, cerco di farlo sempre con ironia. Ci tenevo molto però a raccontare questa storia perché credo sia molto importante, vedere un uomo convinto di sapere tutto, crollare di fronte ai suoi peggiori incubi, fa sempre ridere, e far ridere è la mia missione principale. Se poi nel farlo, riesco ad accendere anche una piccola riflessione sono veramente felice”.

Torniamo al tema ambiente. Se il papà incarna colui che tutto crede di sapere, ma poi la chiave di volta è di coloro i quali sanno meno, ma riflettono e si interrogano di più, il futuro dell’ambiente è decisamente in mano ai giovani.

“Assolutamente sì. Toccherà a loro riparare il disastro ambientale causato dai loro padri. E’ assolutamente impensabile che esistano le cosiddette isole di plastica nei nostri mari, e che siano di dimensioni talvolta uguali ad esempio alla Spagna. I giovani sono pertanto la chiave di volta del futuro, gli unici che potranno garantirci un domani sostenibile. E ci tenevo a raccontarlo”.

Un momento dello spettacolo

E’ per questo che ha scritto questa commedia?

“Mi piace usare il termine favola. Quella del papà, nostro primo eroe, che dovrebbe essere da esempio per farci fare bene. In questo caso, per sensibilizzarci sul tema ambiente, e non viceversa”.

Rapporto complicato padre-figlio. La sua è una commedia autobiografica?

“No, io ho avuto la fortuna di avere un padre che mi ha sempre sostenuto, al punto da diventare uno dei miei più grandi fan”.

Nella sua commedia c’è il tema del viaggio. Si dice che viaggiare sia il modo migliore per conoscere se  stessi e chi ci accompagna. E’ d’accordo?

“Decisamente. Qui poi si narra dello stereotipo del racconto del viaggio dell’eroe. In questo caso si identifica con il viaggio del papà, per antonomasia nostro primo eroe”.

C’è un progetto a cui sta lavorando da un po’ di tempo, la piattaforma ‘Proscenia’, messa a punto da giovani con protagonista il teatro. A che punto è?

 “Ci siamo quasi. L’idea di ricreare i grandi salotti del Novecento, in cui il teatro era grande protagonista, sarà pronta per Pasqua. Abbiamo solo dei problemi con la SIAE, stiamo cercando di trovare la giusta formula sulla questione dei diritti d’autore”.

E’ per questo che non siete ancora operativi?

“Sicuramente questa cosa ci ha rallentato e non poco. La mia non vuole essere una polemica, credo solo che la questione dei diritti d’autore debba essere regolamentata in modo diverso e adattarsi meglio alla società”.

Lo scopo di Proscenia?

“Il nostro must è che non facciamo produzione ad hoc per la piattaforma, ma mettiamo online ciò che a teatro già ci è stato. E magari, in un futuro, poter fare anche l’inverso. Insomma, Proscenia vuole essere una vera e propria spalla per il nostro amato teatro”.

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