Cenerentola: gran finale al San Carlo

Maresa Galli

Una scena
Una scena

Una deliziosa ambientazione liberty per La Cenerentola di Gioachino Rossini, librettista Jacopo Ferretti, nell’allestimento di Paul Curran nella ripresa curata da Oscar Cecchi al Teatro di San Carlo di Napoli. “Dramma giocoso in due atti”, fu composto da Rossini in meno di un mese per diventare una preziosa pagina d’opera buffa, genere che poi il Pesarese abbandonò. Il soggetto de La Cenerentola è liberamente tratto da Perrault, che lo mutuò da Giovan Battista Basile. A Napoli La Cenerentola mancava da dodici anni, quando andò in scena al Teatro Politeama con lo stesso allestimento. Il 1912, anno dell’ambientazione della favola, ben sottolinea le differenze di classe che si evidenziano nel contrasto tra il mondo misero della protagonista e quello sfavillante del Principe. Belle le scene firmate da Pasquale Grossi e i costumi di Zaira de Vincentiis. Interpreta Cenerentola Serena Malfi, giovane mezzosoprano napoletano di fama internazionale dotata di un bel colore, agilità e più dotata sui toni gravi. Le sorelle Clorinda e Tisbe sono interpretate da Caterina Di Tonno e Candida Guida, molto brave anche nel recitato, interpretato con l’ironia che si addice ad una lettura moderna della celebre fiaba. Il ruolo del Principe spetta a Maxim Mironov, voce non potente ma dall’ottimo timbro, Simone Alberghini è Dandini e Carlo Lepore Don Magnifico, barone di Montefiascone; Luca Tittolo è Alidoro, interprete dall’ottimo timbro e voce potente. Il Don Magnifico di Lepore è un padre-padrone potente e di grande musicalità. Mattatore Simone Alberghini in Dandini, ottimo registro, recitazione brillante e tempi comici perfetti. Una regia impeccabile, quella di Paul Curran ripresa da Oscar Cecchi, con trovate nuove come la morte ed il funerale della madre di Cenerentola nell’ouverture e l’apertura di scena durante l’intervallo con siparietti dei servitori del palazzo del Principe di Salerno.

La direzione di Gabriele Ferro è attenta e misurata così come il Coro del Teatro di San Carlo, diretto da Marco Faelli. La vis comica rossiniana è ben rispettata con una messa in scena brillante e vivace. L’opera sottolinea ambiguità e doppiezza dei personaggi: Cenerentola/Angelina, Alidoro mendicante e filosofo, Dandini Principe e cameriere, Don Ramiro cameriere e Principe: elegante satira sull’abuso di potere, sullo smarrimento della ragione e dell’identità, si conclude con il trionfo della bontà. Tutti bravissimi gli interpreti che hanno saputo leggere l’ironia e il gioco delle parti. Interminabili applausi ad ogni replica.

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