Cirillo interpreta e dirige “Ferdinando” di Ruccello

Anita B.Monti

Una nuova versione del classico di Annibale Ruccello, Ferdinando, sarà portata in scena da Arturo Cirillo. Al Teatro Bellini di Napoli dal 9 al 17 dicembre 2023. Indimenticabili certamente, le edizioni precedenti, da quella con lo stesso Ruccello e Isa Danieli, oltre alle successive, ma da dimenticare, invece, nel momento in cui ci si approccia ad assistere a un nuovo allestimento, con una nuova regia.

Arturo Cirillo stesso considera Ferdinando il capolavoro di Ruccello, autore tra i suoi preferiti, che ha già affrontato ne “Le cinque rose di Jennifer” e “L’ereditiera” (Premio Ubu).

Scrive Cirillo, regista nonché interprete dello spettacolo: “Logica ed inconsueta, allo stesso tempo, mi appare la mia decisione di portare in scena Ferdinando di Annibale Ruccello. Logica perché riconosco in Ruccello un mio autore, un autore sul quale sono tornato più volte, e con spettacoli per me importanti. Ma la scelta mi appare anche inconsueta, poiché per me Ferdinando è sempre stato legato allo spettacolo che curò l’autore stesso (nonché primo interprete del ruolo di Don Catellino), che ha girato per molti anni tutta l’Italia avvalendosi della grande interpretazione di Isa Danieli.
Inoltre per me il testo è sempre apparso molto diverso da tutti gli altri di Ruccello, un testo più realistico, storico, un dramma con una struttura classica.

Cirillo in “Ferdinando” (foto Tommaso Le Pera)

Il desiderio per un inafferrabile adolescente, – continua il regista – nato da un inconsolabile bisogno d’amore, matura nella mente di tre personaggi disperati (Donna Clotilde, Donna Gesualda e Don Catello), prigionieri della propria solitudine, esacerbati dall’abitudine. Allora tutto l’aspetto storico mi è apparso una finzione, un teatro della crudeltà mascherato da dramma borghese, in cui anche la lingua, il fantomatico napoletano in cui si sostanzia Donna Clotilde, è esso stesso lingua di scena, lingua di rappresentazione, non meno del tanto “schifato” italiano.

Una scena composta da un unico grande drappo, che scende dall’alto e contiene il luogo dell’azione, un luogo claustrofobico in cui convivono tutti i personaggi, che vediamo spogliarsi, rivestirsi, incontrarsi (come in un film di Luis Bunuel).

Personaggi rinchiusi in abiti scuri, monacali e preteschi, per devozione o lutto, ma forse solo per difesa. Illuminati da luci rivelatrici, come in un miracolo pagano, dove l’intimità delle note di un pianoforte convivono con quelle sontuose e barocche di un organo. Poi c’è Ferdinando, ragazzino normale di un tempo presente, portatore solo del proprio corpo giovane sul quale gli altri tre personaggi, di questo quartetto, disegnano le proprie visioni e i propri desideri. Trascendendo dalla persona in sé, come spesso avviene nell’innamoramento, si ingannano e si lasciano ingannare. Dopo gli resta solo la constatazione del proprio fallimento e della propria folle e disperata solitudine, in un luogo spettrale abitato dai morti e dai ricordi. Mi pare che con Ferdinando, ancora una volta e ancora di più, Ruccello faccia fuori i generi, sessuali e spettacolari, per mettere in scena l’ambiguo e il sortilegio”.

Nonostante Cirillo consideri il testo “più realistico, storico”, ci sono, comunque, tutti gli elementi tipici della sua creatività registica: un ambiente unico, il tema della solitudine, il rito teatrale.

Con lui in scena, Sabrina Scuccimarra, Anna Rita Vitolo, Riccardo Ciccarelli. scene Dario Gessati. Costumi Gianluca Falaschi. Musiche Francesco De Melis. Luci Paolo Manti. Regista collaboratore Roberto Capasso. Assistente alla regia Luciano Dell’Aglio.

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