Cirillo rappresenta Fabrizia Ramondino

Maresa Galli

Al Teatro San Ferdinando di Napoli, con repliche fino a domenica 8 maggio, Arturo Cirillo porta in scena “Villino bifamiliare”, primo allestimento delle opere scritte per il teatro da Fabrizia Ramondino Lo spettacolo è interpretato dallo stesso Cirillo e da Sabrina Scuccimarra, Franca Penone, Rosario Giglio, Roberto Capasso, Francesco Roccasecca. Le scene sono di Dario Gessati; i costumi di Gianluca Falaschi, Nika Campisi; le musiche di Francesco De Melis; le luci di Camilla Piccioni.

Ai lettori di NT Arturo Cirillo racconta la sua regia.

Roberto Andò ha varato il progetto sulla drammaturgia della Ramondino: lei è stato un caro amico della scrittrice. Come nasce questa operazione?

“La mia amicizia ha contribuito ad accettare questa sfida. L’idea era già nata anni fa, con Roberta Carlotto che pensava di portarne le opere al Ridotto del Mercadante e con Mimmo Basso che ne ha parlato con Andò. Non verranno portate in scena tutte le opere teatrali di Fabrizia ma solo alcune. Queste due produzioni, la mia e quella in programma il prossimo novembre, “Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo”, per la regia di Mario Martone, hanno tutti i crismi di spettacoli teatrali. Anni fa vi era un progetto di pubblicare tutti gli scritti della Ramondino per la UBU libri; poi morì Franco Quadri e non se ne fece più nulla. Ora “Villino bifamiliare” è pubblicato da Marotta&Cafiero Editori che successivamente pubblicherà il testo che Mario metterà in scena. Forse la Q Press li pubblicherà tutti. Ramondino pensava di aver scritto nella lingua del teatro e, in effetti, i testi recano dialoghi, didascalie: aveva piacere che venissero messi in scena e di collaborare con il regista. Solo uno è stato rappresentato fino ad oggi, “Terremoto con madre e figlia”, pubblicato da Il Melangolo, messo in scena da Martone nel 1994. Ora ogni singolo regista si prende la responsabilità dell’elaborazione per il teatro”.

Come ha immaginato la regia di “Villino bifamiliare”?

“Sono abituato a portare in scena testi che vanno rivisitati. Con “Villino bifamiliare” ho lavorato con fedeltà all’originale, ma esplicitando il finale che Fabrizia lascia più aperto, più ambiguo, per evitare troppe sospensioni che lo renderebbero debole. Si tratta di un racconto difficile che mostra la grande cultura e l’intuizione della scrittrice, un testo assolutamente attuale nel quale è presente l’elemento politico. È molto forte; io cito Kiev e Mosca per parlare della cultura russa, dell’insensatezza della politica, della similitudine tra dittatori di passato, presente e futuro. In più cito “Il grande dittatore” di Charlie Chaplin e con l’Inno di Mameli nel finale (che si rivela un piccolo giallo), che ha a che fare con il discorso sul potere per niente datato. La messa in scena chiude con una citazione da “L’isola riflessa”, altra opera che Ramondino scrisse a Ventotene dove spesso si rifugiava”.

L’ossessione per l’immagine, l’estetica, la fragilità delle cose belle che possono sparire, la ricerca della felicità sono temi ricorrenti nel suo teatro: lei ha portato in scena “Cyrano”, tra Rostand, Collodi, il teatro canzone, il varietà.

Sabrina Scuccimarra e Arturo Cirillo in scena (foto di Marco-Ghidelli)

“Si, ossessione che appare anche in “Orgoglio e pregiudizio”. Il “Cyrano” sarà allo Stabile di Napoli nel marzo 2023, dopo una lunga tournèe. Il Mercadante ha sempre seguito i miei lavori, ha prodotto “L’Avaro” e altri miei spettacoli. Così il Teatro Nuovo diretto da Balsamo e il Bellini dove il prossimo anno porterò “Il gioco del panino” di Alan Bennett, famoso scrittore, drammaturgo e sceneggiatore inglese. Napoli non si perde mai un mio spettacolo e mantiene una vivacità culturale notevole – il teatro qui è molto vivo anche se non naviga nei miliardi e non è sostenuto dal Ministero. Adesso c’è il Teatro Festival, un bene. Non posso dire altrettanto di Roma, città nella quale vivo”.

Quale futuro immagina per il teatro in streaming. Si può vedere teatro senza interazione tra pubblico e attori, senza percepirne il respiro?

“La fantomatica piattaforma che il ministro Franceschini ha proposto come soluzione di tutti i mali non è ancora partita. Bene la programmazione di RAI5 che ha ripreso gli spettacoli: la tv deve essere testimone del teatro. Tuttavia in questo caso manca il rito collettivo, l’attore in scena: lo trovo semanticamente sbagliato. Come soluzione lo streaming è errato: non si tratta di un libro o della serata finale di Sanremo. Quella sera, a teatro, il pubblico vedrà qualcosa di irripetibile. Questa condivisione salva solo dall’alienazione”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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