Con leggerezza e cattiveria

Marco Fo

Una scena
Una scena

Donne di mezza età si raccontano. Ciascuna ha un punto su cui riflettere, da cui partire per esprimere sentimenti e disagi. E’ Cattiva, monologo a più voci di Angela Matassa, interpretato da Daniela Cenciotti per la regia di Fabio Brescia. Lo spettacolo andrà in scena  mercoledì 16 al Centro Hart di Napoli.

Nello studio di uno psicoanalista, ciascuna di loro si sofferma su un avvenimento importante della propria vita, mostrando le ripercussioni psicologiche dei fatti. Ogni figura rivive sulla scena le scelte, le imposizioni, gli incontri, i lutti, le gioie passate come se avvenissero nel presente.

Tante voci per un’attrice sola, un monologo che avvicina i personaggi al cuore dello spettatore con tono ironico e leggero, quasi fosse una sola protagonista che mostra i tanti lati della personalità femminile. Temi che appartengono a tutte le donne, che con leggerezza potranno trovare un po’ di sé.

Ritorna il rapporto con la madre, ormai anziana, figura fondamentale nella vita di ogni individuo. La frustrazione della ‘regina della casa’. L’ambizione dell’intellettuale e la ‘necessità’ di essere sempre belle. Le amicizie, gli amori, gli oggetti che rendono sicuro e confortevole il proprio spazio vitale.

Un percorso, insomma, nell’essere donna ai giorni nostri, non scevro da pregiudizi e condizionamenti.

Il titolo, più che un giudizio dell’autrice, rappresenta piuttosto una visione ancora diffusa nella nostra società. Una donna è cattiva se abbandona il lavoro. Se ‘taglia’ le amiche. Se lascia il marito. Se ascolta se stessa. Se diventa consapevole.

Il finale sorprenderà lo spettatore al momento della riflessione finale.

 

Cattiva è una donna, o forse più donne, o tante donne in una. – spiega il regista – E’ comunque il tentativo di rappresentare un caleidoscopio di personalità, tutte con un minimo comune denominatore, la cattiveria, appunto, non perché la bontà non sia più di moda, ma perché la cattiveria senza dubbio è più scomoda, leggi: più teatrale.

Una seduta psicoanalitica del personaggio che racconta, si racconta e non raccoglie soluzioni ma una ri-soluzione, unica e definitiva.

E chissà quanti/quante leggeranno la propria storia in quelle che vedrà e ascolterà sulla scena.

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