Concerto-happening della PFM

Maresa Galli

La Premiata Forneria Marconi
La Premiata Forneria Marconi

La PFM, mitica band che ha cambiato per sempre la storia della musica italiana, fondendo rock e poesia, creando uno stile caposcuola inimitabile, galvanizza il pubblico del Palapartenope con un lungo, appassionante concerto. La PFM canta De Andrè si fonde con l’ “Anthology” del gruppo, accompagnata dai numerosi fan presenti al concerto che cantano anch’essi.

Il raffinato progetto comprende buona parte del repertorio proposto con il cantautore genovese nel tour di concerti del ‘79, di enorme successo, dal quale vennero tratti due splendidi album dal vivo, entrati a pieno titolo della storia della musica italiana; De Andrè, durante la straordinaria esperienza in giro per l’Italia con la PFM, presentò al pubblico molti dei suoi brani più noti con una nuova, accattivante veste, più ricca, decisamente rock, che incontrò meritatamente i favori di un vastissimo pubblico ma che, come sempre accade quando un artista cambia stile o, comunque, si rinnova, fece storcere il naso ai soliti “puristi”, che gli rimproverarono di aver tradito, come avvenne anche per Dylan con la sua “svolta elettrica”, il suo stile primigenio, più minimalista.

On stage i tre componenti della formazione storica, Franz Di Cioccio, voce, batteria e percussioni, “Francone” Mussida, chitarre e voce, Patrick Djivas, basso, ed i “nuovi” Alessandro Bonetti, violino, Alessandro Scaglione, tastiere, Eugenio Mori, batteria. “Questa sera – spiega Di Cioccio – la PFM canta De Andrè ma anche il resto! Faremo una galoppata con Fabrizio ma ci sarà anche qualche regalo perché la musica è condivisione”. E subito il Palapartenope si accende sulle note di “Bocca di Rosa”, con lo struggente intro di piano de “La Guerra Di Piero”, per ricordare che non vi sono differenti fronti di guerra, solo madri che piangono l’assurdità della guerra. Continua il viaggio nel canzoniere di De Andrè, snocciolando perle quali “Il giudice”, “Andrea”, “Giugno ‘73” (feroce ed ironico spaccato autobiografico di vita di coppia: “Tua madre ce l’ha molto con me perché sono sposato e in più canto”….), per poi passare ad alcuni brani della “La Buona Novella”, straordinaria rivisitazione dei Vangeli apocrifi, non completa, però, perché richiederebbe un concerto a sé.

Di Cioccio racconta l’incontro con Faber, “quando ci chiamavamo ancora I Quelli ed eravamo i capelloni e lui una persona schiva, riservata che si ascoltava solo in radio”. De Andrè, qualche anno dopo, ascoltò la PFM in un concerto a Nuoro, riprendendo i contatti con il gruppo. “La Buona Novella” è uno dei più grandi momenti della storia della canzone e della musica italiana, in cui, per la prima volta, il testo di un songwriter si eleva a poesia. Molti ritennero che si trattasse, in piena rivolta studentesca ed in pieno autunno caldo, di un disco anacronistico, non comprendendo che “La Buona Novella” era, in realtà, un’opera allegorica, in cui le migliori istanze sessantottine erano paragonabili a quelle, molto più profonde spiritualmente, di un uomo vissuto 1968 anni prima, che, per contrastare gli abusi del potere, l’ipocrisia di una società costruita sulla schiavitù e retta da una rigida divisione in classi e dal dominio maschile, si era fatto crocifiggere, in nome di una fratellanza e di un egualitarismo universali. Da poco il gruppo ha pubblicato “PFM in Classic- da Mozart a Celebration” e suona senza orchestra la “Danza dei Cavalieri” di Prokofiev, per poi regalare la magia de “La luna nuova”. Quasi inutile sottolineare la bravura e la classe di tutti i componenti del gruppo ma, soprattutto, vanno ricordati la grande chitarra e la voce di Mussida, davvero uno dei migliori musicisti italiani, la straordinaria energia alla batteria e la voce di Di Cioccio, che conduce, con tutta la band, il pubblico in un trascinante finale, il magico basso di Djivas, in perenne e perfetto equilibrio tra energia ed armonia, che, come lo stesso Di Cioccio ha ricordato, è una vera tavolozza di colori musicali. Per salutare il pubblico che non vorrebbe mai andare via la PFM fa una carrellata di suoi successi, dipingendo “Maestro della voce”, “Impressioni Di Settembre”, “La Carrozza di Hans” e “Celebration” (con inciso di “No woman no cry”, “perché la musica è play, gioco, piacere) con standing ovation e appuntamento alla prossima tappa napoletana.

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