Decaro in scena con “Non è vero ma ci credo”

Anthea Principe

Luigi De Filippo aspirava a riunire l’ingegno del padre Peppino con la commedia di verità dello zio Eduardo. Così dice Enzo Decaro, che dal 25 al 28 gennaio 2024, porta al Teatro Cilea di Napoli la commedia Non è vero ma ci credo di Peppino De Filippo. E’ uno degli spettacoli di cui l’attore partenopeo è protagonista quest’anno nella sua città, con una messinscena diretta da Leo Muscato.

Con Decaro, in scena Carlo Di Maio, Roberto Fiorentino, Carmen Landolfi, Massimo Pagano, Gina Perna, Giorgio Pinto, Ciro Ruoppo, Fabiana Russo, Ingrid Sansone. Le scenografie sono di Luigi Ferrigno mentre i costumi di Chicca Ruocco e il disegno luci di Pietro Sperduti.

La storia è la stessa, ma cambia il tempo dell’azione. Anziché negli Anni Trenta, come nell’originale, l’azione è trasportata negli Ottanta.

Una scena (foto Sollima)

In questa tragi-commedia tutta da ridere, – spiega Decaro – la scaramanzia la fa da padrona. Personalmente, sono talmente poco superstizioso che, addirittura, ritengo che esserlo porti male. Lo spettacolo è una macchina perfetta della comicità, dove gli autori enfatizzano i danni che possono scaturire dall’esasperazione di una credenza”.

La vicenda è nota. L’avarissimo imprenditore Gervasio Savastano, vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura. La sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque: nella gente che incontra, nella corrispondenza, che trova sulla scrivania, nei sogni che fa di notte. Forse teme che qualcuno o qualcosa possa minacciare l’impero economico che è riuscito a mettere in piedi con tanti sacrifici.

La moglie e la figlia non possono uscire di casa, perché lui glielo impedisce per paura. Anche i suoi dipendenti sono stanchi di tollerare le assurde manie ossessive. A un certo punto licenzia il suo dipendente Malvurio solo perché è convinto che porti sfortuna.

Un giorno, sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente, gioviale e preparato, ma il commendator Savastano è attratto da un’altra qualità di quel giovane: la sua gobba. Da qui partono una serie di eventi paradossali ed esilaranti che vedranno al centro della vicenda la credulità del povero commendatore.

 

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