Dialoghi col Vulcano

Angela Matassa

Essere Napoli. Essere donna. Essere un’avvocata e una scrittrice, essere una runner e uno scoppiettante scugnizzo come angelo custode. Essere i tanti volti della città e di se stessa. Lasciandosi ispirare dalla voce suadente o autoritaria, dolce o severa del Vesuvio.

Una scena

Tutto questo è Dialoghi col Vulcano, la drammaturgia tratta da Riccardo Citro dall’omonimo libro di Ersilia Saffiotti, che ha debuttato al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli.

La città amatissima, seppur piena di ostacoli e difficoltà. La città ispiratrice, calda, variegata, pigra e scoppiettante, in cui Ersilia/Nennella si ritrova in tutte le sfaccettature, nei meandri più nascosti, negli aspetti oscuri e chiede a lui, il Vesuvio, non più sterminatore ma amico e consigliere, di aiutarla a scrivere il suo primo libro.

Gigliola De Feo nel ruolo della protagonista, si muove su una scena semplice, accesa solo dai bei disegni di Luigi Spezzacatene (autore anche della copertina del volume, edito da Colonnese), proiettati come scenografia. Ed ecco, tra un consiglio e un altro, regalato dalla voce di un bravo Francesco Paolantoni, comparire Mariam, vestita di pizzi e poi Enza (Maria Teresa Iannone), la barbona, avvolta nei suoi logori panni, fino alla pirotecnica apparizione di Sasà, l’angelo custode tanto atteso da Nennella. Un angelo sui generis, naturalmente, scugnizzo impertinente che non scende per tenerle la mano sulla testa e guidarla al meglio o che la consiglia per dissipare i dubbi. Lui, quasi compagno di giochi, s’improvvisa cantante da night, con tanto di microfono, luci da balera e colori sgargianti.

Ma tutto torna alla realtà, con il rumore del mare in sottofondo, l’aroma di una nuova essenza, le musiche di Daniele De Santo, mentre il brano tradizionale “Vesuvio” esplode nelle voci del duo Ebbanesis e chiude la rappresentazione.

Un’atmosfera onirica e ironica, pensosa e divertente, un flusso di coscienza, la raggiunta consapevolezza di sé e degli altri. Tutto reso fluido dalla regia di Riccardo Citro. Un modo nuovo di cantare Napoli, vista dalle giovani generazioni, che tante ne hanno sentite, ma che vogliono  esprimere le proprie e personali emozioni per un presente e un futuro che cambierà con loro.

Grandi applausi alla ‘prima’, repliche fino al 22 gennaio.

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